Wednesday 22 july 2009 3 22 /07 /Lug /2009 08:55

Hubble Space Telescope prende nome dall’astronomo americano Edwin Hubble (1889-1953), il primo a intuire la natura delle galassie al di fuori della Via Lattea. Benché non sia il primo telescopio spaziale, e nemmeno l’unico in questo momento in orbita (gli altri sono Compton Gamma Ray Observatory, Chandra X-Ray Observatory e Spitzer Space Telescope), è sicuramente il più famoso e il più grande e versatile. Concepito negli anni Trenta del secolo scorso, progettato e costruito fra il 1970 e 80, doveva essere originariamente mandato in orbita nel 1983, ma problemi tecnici, finanziari, politici e, non ultimo, il disastro del Challenger, ritardarono il lancio di anno in anno, finché il 24 Aprile 1990, la navetta Discovery lo sollevò dalla rampa del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida. Il giorno dopo fu immesso nella sua orbita per cominciare il suo prezioso lavoro di osservazione al di fuori dell’atmosfera terrestre.





Edwin Powell Hubble (1889-1953). 





Lo scopo di mandare un telescopio nello spazio è duplice:

  • L'atmosfera ci protegge dai pericolosi raggi cosmici e dai raggi ultravioletti provenienti dal Sole, purtroppo però questa azione filtrante blocca radiazioni di particolare interesse per l'astronomia, ad esempio l'ultravioletto vicino. Essa, inoltre, non è mai perfettamente calma: i venti di bassa e alta quota e le differenze di temperatura fanno sì che le immagini stellari, in teoria perfettamente puntiformi, vengano distorte fino a diventare "bolle" sempre in movimento.
  • È chiaro che questo degrada pesantemente la qualità delle immagini e la sensibilità delle osservazioni, perché la luce delle stelle, già di per sé fioca, non si concentra in un punto ma viene sparsa tutto intorno.
  • Dunque, per lo studio completo di un oggetto celeste, è necessario trasportare gli strumenti di misura al di sopra dell'atmosfera mediante palloni sonda o razzi.

 

In origine, il progetto prevedeva un ritorno a terra, una rimessa a nuovo e un rilancio ogni 5 anni, con un servizio in orbita di 2 anni e mezzo. I requisiti di durata e affidabilità degli strumenti erano basati su quei 2 anni e mezzo di intervallo tra due successive missioni di servizio. Nel 1985 le preoccupazioni per la contaminazione e per il carico strutturale associati al trasporto a terra a bordo dello shuttle hanno portato a eliminare dal programma il concetto di ritorno a terra.


La NASA decise che il servizio in orbita sarebbe stato adeguato per mantenere l'HST durante i suoi 15 anni di vita previsti. Fu adottato quindi un ciclo triennale di servizio in orbita. Un grave errore di costruzione dello specchio compromise i risultati della missione, ma la missione STS-61 (Endeavour) del Dicembre 1993 eliminò completamente gli effetti dell'aberrazione sferica e ripristinò la totale funzionalità dell'HST.

 




Il Telescopio spaziale Hubble visto dallo Space Shuttle Discovery, durante la seconda missione di servizio, STS82 (11-21 Febbraio 1997).



Il lancio di STS 31 che collocherà Hubble in orbita.


 





 

 Descrizione tecnica








HST ha una massa di 24500 libbre, pari a 11113 chili, è lungo 43 piedi e 6 pollici, 13 metri e 25 centimetri, ha un diametro massimo di 94 pollici, 2,39 metri, ed è costato 2 miliardi di dollari. L’ottica di osservazione è basata su un riflettore con due specchi, dei quali il primarioè uno specchio parabolico concavo di 94 pollici di diametro, pari a 2388 millimetri, che rinvia la luce su uno specchio iperbolico convesso di circa 20 pollici di diametro, pari a 509 millimetri. Due pannelli solari generano l'elettricità, che serve principalmente per alimentare le fotocamere e i tre giroscopi usati per orientare e stabilizzare il telescopio. Dal 1990, Hubble ha ripreso più di 850.000 immagini astronomiche.

 












La suite strumentale comprende:



Wide Field/Planetary Camera 2 (WFPC2) - Camera planetaria a grande campo

L'originale Wide Field/Planetary Camera (WF/PC1) fu sostituita con la WFPC2 durante la missione STS-61 del Dicembre 1993.

Gli specchi secondari del WFPC2 sono affetti da un errore uguale e contrario a quello dello specchio principale, in modo da compensarsi a vicenda. (Lo specchio primario dell'HST è di 2 micron troppo piatto verso il bordo, così, le ottiche correttive del WFPC2 sono deformate della stessa quantità ma in modo contrario)

Il "cuore" del WFPC2 consiste di un trio di sensori a largo campo a forma di L e di una sensore per riprese di pianeti ad alta risoluzione, che va ad occupare l'angolo rimanente.



WFPC2 Facts

Instrument type

Camera

Weight

281 kg

Dimensions

0,8 m x 2.2 m x 2,0 m

Field of view

2.7 arcminutes

Wavelength range

120 to 1000 nm











 

Space Telescope Imaging Spectrograph (STIS)

Uno spettrografo scompone la luce raccolta da un telescopio nelle varie frequenze che la compongono, in modo da poterla analizzare. Lo studio dello spettro fornisce alcune importanti proprietà di un corpo celeste quali: la composizione chimica qualitativa e quantitativa, la temperatura, la velocità radiale, la velocità di rotazione e i campi magnetici.

Lo STIS può studiare le radiazioni prodotte dai corpi celesti comprese tra la lunghezza d'onda dell'ultravioletto (115 nanometri) e quella del vicino infrarosso (1000 nanometri).

Lo STIS utilizza tre rilevatori: il fotocatodo Multi-Anode Microchannel Array (MAMA) a ioduro di cesio per le lunghezze d'onda comprese tra i 115 nm e i 170 nm, un MAMA a tellururo di cesio per i 165-310 nm, e un CCD (Charge Coupled Device) per l'intervallo dai 305 ai 1000 nm.

Tutti e tre i rilevatori hanno un formato di 1024x1024 pixel. Il campo visivo per ciascun MAMA è di 25x25 secondi d'arco mentre il campo del CCD è di 50x50 secondi d'arco.

Il principale vantaggio dello STIS è la sua capacità bidimensionale rispetto a quella unidimensionale di un normale spettroscopio. Ad esempio è possibile registrare simultaneamente lo spettro di diversi punti di una galassia, invece di eseguire una registrazione alla volta di ciascun punto. Lo STIS può anche rilevare in una sola volta una serie di varie lunghezze d'onda dello spettro di una stella.

Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer (NICMOS)

Il NICMOS è uno strumento in grado di eseguire sia osservazioni nell'infrarosso, che osservazioni spettroscopiche di oggetti astronomici.

Il NICMOS è sensibile alla radiazione con lunghezza d'onda compresa tra 0,8 e 2,5 micron, oltre il limite della sensibilità dell'occhio umano.

La matrice sensibile HgCdTe che costituisce i rilevatori dell'infrarosso nel NICMOS deve operare a temperature molto basse. Il NICMOS mantiene i suoi rilevatori a bassa temperatura all'interno di un condensatore criogenico (un contenitore termicamente isolato simile a una bottiglia "thermos") che contiene ghiaccio di azoto. Il condensatore mantiene freddi i detector per anni, più a lungo che in qualsiasi altro esperimento spaziale.

Il NICMOS è il primo strumento criogenico dell'HST.

Advanced Camera for Surveys (ACS)

La ACS è composta da tre camere fotometriche a multibanda, e ciascuna camera ha un rivelatore appropriato.

La prima, la "Wide Field Camera" WFC, utilizza due CCD thinned back-illuminated da 2048 x 4096 pixel (pixel size = 15 micron) realizzati dalla SITe che vengono montati a mosaico per un totale di 4096 x 4096 pixel, ed ha un campo di vista di 200" x 204" ed una scala di 0.051"/pixel. Questa camera viene utilizzata per le osservazioni nelle bande V ed I.

La High Resolution Camera HRC utilizza un CCD (SITe) da 1024 x 1024 pixel (pixel size = 24 micron) che ha uno speciale trattamento per ottenere elevate sensibilità nel range spettrale 200 - 400 nm. La HRC permette un campo di vista di 26" x 29" ed una scala di 0.025"/pixel, e viene utilizzata per le osservazioni ad alta risoluzione nella banda 200 - 1000 nm.

La Solar Blind Camera SBC è ottimizzata per ottenere una elevata efficienza di rivelazione nel range spettrale 150 - 170 nm. Essa fa uso di un rivelatore a "conteggio di fotoni" chiamato Multi Anode Microchannel Array (MAMA) formato da un Micro Channel Plate (MCP) a canali curvi con un fotocatodo allo Ioduro di Cesio (CsI) e da un anodo a multi-elettrodi capace di ottenere una area di 1024 x 1024 pixel con ciascun pixel da 25 micron. La SBC permette un campo di vista di 26" x 29" ed una scala di 0.030"/pixel e viene impiegata per osservazioni nella banda 150 - 200 nm.

Nonostante numerosi problemi tecnici, tutti risolti da successive missioni Shuttle, ha fornito dati importanti per la comprensione dell’Universo e permesso nuove e inaspettate scoperte, benché, contrariamente a quanto si crede, sia stato utilizzato pochissimo nell’osservazione di pianeti extrasolari e solo in un caso sia riuscito a fotografarne uno (potrebbe anche trattarsi di una nana bruna, comunque). Negli ultimi anni si è discusso molto della sua utilità, alla luce dei costi elevati di gestione, un telescopio terrestre con la medesima capacità di risoluzione garantita dalle nuove tecniche interferometriche , costa annualmente cento volte meno di Hubble. C’è da dire però che solo una piccola percentuale degli oggetti celesti è accessibile dall’osservazione basata a terra, mentre HST può ottenere immagini ad alta risoluzione di ogni parte del cielo.













Piazzato su un’orbita relativamente bassa (559 km), e quindi esposto all’attrito di una pur tenue atmosfera presente anche a quelle quote, Hubble sta lentamente riavvicinandosi alla superficie della terra. Il suo rientro finale è previsto fra il 2011 e il 2030 (dipende dall’attività solare, le cui tempeste ionizzano gli strati alti dell’atmosfera, aumentano l’attrito sui corpi orbitanti a quelle altitudini). Definitivamente tramontato il progetto per riportarlo a terra ed esporlo allo Smithsonian (il costo di una missione Shuttle si aggira sul mezzo miliardo di dollari), Hubble terminerà la sua carriera in una fiammata probabilmente visibile a occhio nudo da terra. Sic transit gloria mundi.

Il sostituto di Hubble, un tempo noto come Next Generation Space Telescope e ora James Webb Space Telescope, dovrebbe essere lanciato non prima del 2013.




 



James Webb Space Telescope







Dati tecnici

Massa 24500 lb (11113 kg)

Orbita circolare bassa 559 km

Periodo 96 minuti

Otticva: diamentro 94 pollici (2388 mm)

Superficie dello specchio principale 48 piedi quadrati (4,46 metri quadrati)

Lunghezza ottica totale 189 piedi (57,61 mt)

 

    


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Di Riccardo - Pubblicato in : USA - Community : Avvenimenti militari e storici
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Tuesday 21 july 2009 2 21 /07 /Lug /2009 20:04

I raggi X, sono una forma particolare di radiazione elettromagnetica avente lunghezza d’onda molto inferiore a quella della cosiddetta luce visibile, e compresa circa fra i 102 e 10-2 Angstrom. Come tutta la radiazione elettromagnetica con lunghezza d’onda pari o inferiore a quella dell’ultravioletto (3800 A), vengono fermati dall’atmosfera terrestre, rendendo con ciò possibile la vita come noi la conosciamo, ma costringendo questo tipo di osservazioni, fondamentali per la conoscenza dell’Universo, ad essere effettuate oltre determinate quote, raggiungibili con palloni sonda o con satelliti artificiali.


L’osservazione astronomica sfruttante la lunghezza d’onda dei cosiddetti raggi X, ha permesso di definire le caratteristiche delle Pulsar e di indagare tutti i tipi conosciuti di stelle collassate, dalle nane bianche ai buchi neri, nonché stelle e galassie che producano altissime energie grazie a intensi campi magnetici. Fino a pochi anni fa, solo 4 galassie erano conosciute per le loro emissioni nella banda X dello spettro elettromagnetico: la Via Lattea, Andromeda e le due Nubi di Magellano (in realtà satelliti della Via Lattea).


Un primo tentativo in questo campo, da parte dell’ESA, si ebbe con il satellite Exosat, lanciato nel Maggio 1983, che inviò a terra, nell’arco dei tre anni della sua missione, oltre 1800 immagini. Mentre Exosat era al lavoro, fu proposta una nuova missione nel campo della spettrometria a raggi X, lavoro che sfociò in un programma a lungo termine chiamato Horizon 2000, alla cui base vi era il desiderio di dare il via a quattro missioni spaziali a lungo termine per il raggiungimento di importanti risultati scientifici. Tale concetto fu denominato "Cornerstones" e la seconda missione prevista venne chiamata "High Throughput X-ray Spectroscopy" e più tardi ribattezzata  XMM (X-ray Multi Mirrors) Newton, in onore di sir Isaac.

Si cominciò a lavorare seriamente a XMM nel 1985, e la configurazione finale del satellite fu delineata due anni più tardi. L’ESA approvò la missione nel 1998, Newton fu quindi costruito fra il 1997 e 99, per essere infine fu lanciato da un vettore Ariane 5 dal poligono di Kourou, il 10 Dicembre 1999, alle 1432 GMT, che lo ha piazzato su un’orbita ellittica inclinata di 40°, con periodo di 48 ore, per un apogeo di 114.000 chilometri e perigeo di soli 7000. Apparentemente anomala, quest’orbita permette in realtà lunghe e ininterrotte osservazioni lontano dalle interferenze della Terra, che vengono rilevate dagli strumenti anche a quote molto alte, benché questo profilo di missione porta XMM ad attraversare le Fasce di van Allen durante il passaggio al perigeo, ragione per la quale si è deciso dunque di schermare i CCD, sia degli spettrometri che delle camere, con un filtro di alluminio di un millimetro di spessore. Inoltre uno strumento controlla continuamente il flusso di particelle nei dintorni del telescopio, una precauzione presa inizialmente per proteggere l'osservatorio dai brillamenti solari, ma che potrebbe rivelarsi utile anche in altre circostanze. Questi accorgimenti non sono del tutto indolori, infatti essi comportano una perdita di tempo utile osservativo pari al 10%, ma nelle intenzioni dei progettisti avrebbero anche dovuto assicurare ai CCD una vita operativa di almeno 5 anni, una previsione che si è rivelata abbondantemente pessimistica, dato che, a tutt’oggi, e dopo quasi dieci anni dal lancio, XMM è ancora perfettamente funzionante.




 





Con una massa di 3800 chili, XMM è il più grande satellite scientifico costruito in Europa; lungo 10 metri e largo 16 coi pannelli solari aperti, si compone di quattro elementi:

  1. Focal Plane Assembly, FPA, a sua volta consistente nel Focal Plane Platform, FPP, che ospita gli strumenti ottici: due spettrometri a riflessione (Reflection Grating Spectrometer, RGS) e tre European Photon Imaging Camera (EPIC); tutti i sistemi sono dotati di radiatori per raffreddare i CCDs.
  2. Il corpo del telescopio (Telescope Tube, TT), in fibra di carbonio: lungo 6,80 metri, è composto di due parti, quella superiore ospita i sistemi di outgassing VOD (Venting and OutGassing) e OGB (OutGassing Baffle)
  3. Mirror Support Platform (MSP), che ospita tre specchi multipli Wolter, l’Optical Monitor e due Star Trackers per mantenere l’allineamento delle ottiche sulle stelle da osservare
  4. Service Module (SVM), occupato dai sottosistemi del satellite, fra i quali i pannelli solari, due antenne in banda S e uno schermo di protezione solare (TSS, Telescope Sun Shield).

Vediamo in dettaglio la strumentazione scientifica.

Diversamente dalla luce visibile, i raggi X possono essere deviati e concentrati solo con piccoli angoli di incidenza. XMM, pertanto, ricorre per l’osservazione a un sistema di specchi parabolici e iperbolici diversamente combinati, per concentrare i raggi X in un unico fuoco, sistema chiamato Wolter dal suo inventore, il tedesco Hans Wolter (1911-1978). Ogni telescopio Wolter dell’XMM, è composto da 58 di questi specchi, con capacità di osservare fotoni X con energie comprese fra 0,1 e 12 keV, che sono prodotti da processi fisici totalmente differenti, fattore questo, che rende il satellite utilizzabile per gli scopi più diversi. Gli specchi, o se preferite, gli occhi di XMM-Newton, assomigliano in realtà a 3 barili cilindrici, ognuno dei quali è costituito da 58 cilindri concentrici (diametro interno di 30 cm. e diametro esterno 70 cm, lunghezza 60 cm) annidati uno nell'altro come matrioski e formati da sottilissimo strato d'oro depositato su uno strato di nickel. I raggi X incidono sugli specchi quasi parallelamente alla loro superficie e vengono leggermente deviati dal loro cammino e messi a fuoco sugli strumenti di raccolta.


Collegati ai telescopi, troviamo 5 strumenti di due diverse tipologie: 3 CCD (le versioni elettroniche delle vecchie pellicole o lastre fotografiche), per la realizzazione dei quali l'Agenzia Spaziale Italiana ha svolto un ruolo fondamentale; siglate EPIC (European Photon Imagin Cameras), scattano  vere e proprie fotografie; con loro, vi sono due spettrometri a riflessione (RGS, Reflection Grating Spectrometer), in grado di disperdere le varie lunghezze d'onda, come un prisma, in modo da evidenziare la presenza di elementi chimici come il ferro e l'ossigeno, oltre a un  monitor ottico  del tipo Ritchey Chretien per diminuire gli effetti dell’aberrazione degli oggetti fuori asse, da 30 centimetri di diametro, per confrontare gli stessi oggetti a varie lunghezze d’onda, fornendo informazioni preziose per gli astronomi e gli astrofisici. Nel monitor, che consiste come si è detto in un telescopio Ritchey-Chretien modificato, di 30 cm di diametro con apertura focale 12,7 e lunghezza di circa 3 metri e 80, due dei quali appartenenti al telescopio vero e proprio, la luce, rinviata dallo specchio primario a quello secondario, è infine riflessa da un terzo specchio inclinato di 45 gradi verso uno dei due misuratori ridondanti (detectors) e permette l’osservazione contemporanea sia delle sorgenti X che di quelle UV. Il potere di puntamento è di circa 1 secondo d'arco che sta ad indicare la capacità di distinguere due sorgenti X vicinissime poste a grande distanza nello spazio. La costruzione del satellite ha coinvolto 46 società di 14 paesi europei ed una negli Stati Uniti.


Il satellite è controllato dall’ ESAC (European Space Astrponomy Centre, ex VILSPA, Villafranca Satellite Tracking Station), con base a Villafranca, in Spagna. Le informazioni sono processate e memorizzate presso l’XMM-Newton Survey Science Centre della Leicester University, Gran Bretagna.


Il settore dove ci si aspettano i risultati migliori era lo studio delle supernove, delle quali XMM può rivelarci dati importantissimi come la temperatura, la composizione chimica e lo stato di ionizzazione del plasma, ma si è rivelato in grado di dare un contributo anche alla cosmologia, studiando lo spostamento verso il rosso dei raggi X che provengono dal gas ionizzato che permea i grandi ammassi di galassie,  e che rappresenta uno dei grandi misteri dell’Universo. La risoluzione di XMM ha permesso però, per la prima volta, anche di osservare sorgenti di raggi X nelle galassie vicine, mentre l'estrema risoluzione temporale, migliore di un microsecondo, lo rende uno strumento adatto anche all'osservazione delle pulsar.


Va ricordato che Newton ha osservato anche la cometa Tempel 1 durante l’impatto prodotto dalla missione Deep Impact. Da segnalare, inoltre, che un gruppo di scienziati, analizzando recentemente i dati raccolti dal satellite, ha identificato un eccesso di calcio e di nickel negli ammassi galattici, i cosiddetti clusters, gruppi di centinaia di galassie ognuna contenente centinaia di miliardi di stelle. I valori risultano essere da 1,5 a 2 volte superiori a quanto previsto dai modelli precedenti. E la ragione di questa concentrazione, è e rimane un mistero tuttora insoluto.




XMM-Newton Characteristics

Focal Length

 

7.5 m

EPIC

Energy Range

0.1 - 15.0 keV

 

 

1 - 100 Å

 

Effective Area

75 cm² @ 12 keV

 

 

950 cm² @ 8 keV

 

 

1620 cm² @ 6 keV

 

 

1475 cm² @ 2.5 keV

 

 

2485 cm² @ 1.5 keV

 

 

1650 cm² @ 0.6 keV

 

 

595 cm² @ 0.25 keV

 

Angular Resolution

15 arc seconds HEW

 

 

6 arc seconds FWHM

 

Field of View

~30 arc minutes

RGS

Energy Range

0.4 - 2.5 keV

 

Effective Area

160 cm² @ 1.5 keV

 

 

94 cm² @ 0.6 keV

 

Spectral Resolution

E/dE~150-800

Optical Monitor

Telescope

30 cm diameter

 

Wavelength range

1700-5500 Å

 

Field of View

17 x 17 arc minutes

 

 

XMM-Newton Focal Plane Instrumentation

Instrument

Objective

PI

Prime Focus Camera (EPIC)

Broadband spectrophotometry using CCD arrays on all three telescopes

M. Turner, Leicester (GB)

Secondary Focus Spectrometer (RGS)

Medium-resolution spectroscopy using reflection gratings on two telescopes

A.C. Brinkman, SRON, Utrecht (NL)

Optical Monitor (OM)

Simultaneous optical coverage of the X-ray telescope field using a 30 cm Cassegrain telescope

K.O. Mason, Mullard Space Science Lab. (UK)

 

 

Mirror Module Details

   

Mirror Type

Wolter Type 1

Focal Length

7500 mm

Outermost Mirror Radius

350 mm

Innermost Mirror Radius

159 mm

Axial Mirror Length (paraboloid + hyperboloid)

600 mm

Outer Mirror Wall Thickness

1.07 mm

Inner Mirror Wall Thickness

0.47 mm

Minimum Packing Distance

3 mm

Reflective Surface

Gold

Mirror Substrate

Monolithic Nickel

Number of Mirrors (paraboloid + hyperboloid)

58

Mirror Module Mass

437 kg

Angular Resolution, Half Energy Width

15 arc seconds, 0.1-10 keV

Angular Resolution, Full Width Half Maximum

<6 arc seconds, 0.1-10 keV






 


 





 




 














































































Di Riccardo - Pubblicato in : ESA - Community : Avvenimenti militari e storici
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Sunday 19 july 2009 7 19 /07 /Lug /2009 17:54

Apollo 18, prevista per il Luglio 1973 ( CDR Richard Francis "Dick" Gordon jr., CMP Vance DeVoe Brand, LMP Harrison Schmitt), doveva scendere nella cosiddetta Valle di Schroter. In seguito alla cancellazione della missione, avvenuta il 2 Settembre 1970, Schmitt fu reinserito nell'equipaggio di Apollo 17 per la pressione della comunità scientifica che voleva finalmente uno scienziato sulla Luna.


Apollo 19 doveva prendere il via nel Dicembre 1973 (CDR Fred Wallace "Pecky" Haise jr., CMP William Reid Pogue, LMP Gerald Paul "Jerry" Carr). L'obiettivo era la Hyggins Rille. Come la precedente, fu cancellata il 2 Settembre 1970 in seguito al taglio dei bilanci della NASA deciso dal Congresso.

Apollo 20 sarebbe dovuta partire nel Luglio 1974 (CDR Stuart Allen "Stu" Roosa, CMP Jack Robert Lousma, LMP Don Leslie Lind), destinazione le colline Marius. Ufficialmente non è mai stata cancellata, il che ha dato adito ad alcune fantasie su una missione inviata segretamente sulla Luna per esplorare una base aliena rinvenuta da una precedente missione.







Di Riccardo - Pubblicato in : Apollo - Community : Avvenimenti militari e storici
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Sunday 19 july 2009 7 19 /07 /Lug /2009 17:16




Cernan, seduto; alle sue spalle da sinistra Schmitt ed Evans.



Roll out di Apollo 17.


















Quando Apollo 17 partì, il 7 Dicembre 1972, ore 0533 GMT (mezzanotte e 33 minuti in Florida) fu il primo lancio in notturna di un equipaggio americano. E fu l’ultimo lancio del programma Apollo e l’ultimo di un equipaggio umano sulla luna.

Comandante, Eugene Andrew Cernan (già Apollo 10), CMP Ronald Ellwin Evans Jr., LMP Harrison Hagan "Jack" Schmitt, di professione geologo il primo scienziato in senso stretto a partecipare a una missione spaziale, e il primo astronauta americano a non avere pregresse esperienze militari (benché non sia il primo civile in senso lato, Neil Armstrong si era già dimesso dall’Air Force, e quindi era un civile a tutti gli effetti, quando scese sulla Luna).

Cernan e Schmtt atterrarono l’11 Dicembre 1972 nei pressi del cratere Littrow, parte della omonima valle Taurus-Littorw del cosiddetto Mare Serenitatis. La prima EVA, quel giorno stesso, per una durata di 7 ore e 12 minuti, fu passata in gran parte per l’installazione dell’ALSEP, che prevedeva, oltre i classici esperimenti, anche un contatore di impatti meteorici, misurazione della quantità di energia elettrica nel suolo lunare, sensori per la misurazione della radiazione cosmica, neutroni e campi gravitazionali lunari.


















Il giorno successivo, gli astronauti esplorarono diversi crateri, fra i quali il Shorty, dove Schmitt raccolse delle palline di colore arancione di un materiale simile al vetro e la cui esatta composizione, a quasi quarant’anni di distanza, non è stata ancora completamente determinata. In questa e nella terza EVA, furono inoltre piazzate delle cariche esplosive che sarebbero poi state fatte esplodere a comando per effettuare misurazioni sismiche.

L’ultima EVA, della durata di 7 ore e 15 minuti, il 13 Dicembre,, portò l’equipaggio nuovamente in perlustrazione di diversi crateri.

In totale, l’equipaggio aveva percorso coi il rover oltre trenta chilometri, raccolto 111 chilogrammi di campioni lunari, scalato crateri e montagne. Con una permanenza di 74 ore e 59 minuti stabilì la massima durata di un equipaggio umano sul suolo del nostro satellite. Eugene Cernan è l’ultimo uomo ad avere lasciato la luna, alle 0540 GMT del 14 Dicembre 1972.

Il modulo lunare, radio call Challenger, fu fatto schiantare sulla luna a circa 10 chilometri dal punto di atterraggio per le solite misurazioni quindi si procedette al recupero delle pellicole dell’SIM con una EVA del CMP Evans (Schmitt stand up) della durata di 66 minuti.


Il modulo di comando di Apollo 17, radio call America, ammarò nei pressi delle isole Samoa il 19 Dicembre 1972, ore 1924 GMT, e fu recuperato dalla portaerei Ticonderoga, come il precedente Apollo 16. Il programma lunare americano era terminato.

 





Cernan.



Cernan.











Schmitt.



Ancora Schmitt.

















































Trans-Lunar EVA



























Challenger dopo il rientro dalla Luna ripreso da America.





L'ultima missione Apollo al momento del ritorno a terra.




Sotto: la targa lasciata da Apollo 17 sulla luna.


Di Riccardo - Pubblicato in : Apollo - Community : Avvenimenti militari e storici
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Sunday 19 july 2009 7 19 /07 /Lug /2009 16:44








Mattingly, Young, Duke.

















Lanciato il 16 Aprile 1972, 1754 GMT, dalla rampa 39A, con comandante John Watts Young (già Apollo 10), CMP Thomas Kenneth "Ken" Mattingly II (volerà altre due volte con lo Shuttle, nel 1982 e 1985), LMP Charles Moss Duke Jr. Tre giorni dopo il lancio, ci fu il primo problema, quando il sistema di navigazione computerizzato smise di funzionare correttamente, quindi si dovette procedere a vista, letteralmente, con un semplice e banale sestante. Altra grana, ben più grave, avvenne per un malfunzionamento del sistema di propulsione del modulo lunare Orion, che minacciò seriamente di far abortire l’allunaggio. Il centro di controllo di Houston stabilì comunque che l’atterraggio poteva essere compiuto in sicurezza, e così Orion raggiunse l’altopiano Descartes alle prime ore del 21 Aprile, con cinque ore di ritardo sul piano di volo originario. L’atterraggio sulla luna, per la prima volta, non poté essere trasmesso in diretta perché l’unità trasmittente di Orion si era guastata, e si dovette quindi attendere che venisse montato il trasmettitore del rover lunare per avere le prime immagini.

Il pacchetto ALSEP comprendeva esperimenti sismici passivi e attivi, magnetometri di flusso, misurazione del calore, della radiazione cosmica, del vento solare e dei campi di gravità. Furono inoltre eseguite per la prima volta foto astronomiche UV.

Vennero eseguite tre EVAs: .

  • La prima, il 21 Aprile, della durata di 7 ore e 11 minuti, servì all'installazione dell’ALSEP e ai relativi esperimenti, come sempre in prossimità del modulo lunare. Venne comunque eseguito il primo breve viaggio con il rover lunare, verso i crateri Flag e Ray per una distanza di circa quattro chilometri.
  • Il giorno dopo, 22 Aprile, gli astronauti viaggiarono verso i crateri Cinco, Stubby e Wreck. Durante questa escursione venne utilizzato un nuovo tipo di trapano, in grado di estrarre un campione del suolo lunare da una profondità di tre metri. L'attività extraveicolare durò 7 ore e 23 minuti, cioè poco più della prima, ma la distanza percorsa fu di 11 chilometri.
  • Il 23 Aprile vi fu l’ultima EVA lunare, che portò l'equipaggio verso il cratere North Ray, durò solo 5 ore e 40 minuti, ma furono percorsi 11,4 chilometri.

Durante le uscite, gli astronauti condussero anche dei test sul rover, spingendolo a una velocità di punta di 17,7 km/h, “Just like my Vette”, scherzò il comandante Young. Vennero raccolti diversi campioni di rocce lunari, di cui uno da 11,3 chili, che rappresenta il più pesante campione lunare raccolto dagli astronauti fino ad oggi.

Il 24 Aprile, dopo che Young e Duke era nuovamente passati sul modulo di comando (radio call Casper, altro personaggi dei fumetti dovuto alla vena ironica del comandante Young), lo stadio ascendente del modulo lunare andò fuori controllo, e non fu quindi possibile farlo schiantare sulla superficie lunare come programmato. Rimase in orbita circa un anno ed è ignota la sua sorte. Prima della TEI, vennero ritirate le pellicole e le altre registrazioni scientifiche dall’SIM del modulo di comando con una quarta EVA eseguita da Mattingly (con Duke in stand up al portellone di Casper) della durata di 1 ora e 23 minuti, e fu messo in orbita un sub satellite simile a quello rilasciato dall’Apollo 15. Il suo scopo era quello di eseguire misurazioni relative ai campi magnetici terrestri, nonché il vento solare in vicinanza della Luna e l'influsso di quest'ultimo sui campi magnetici lunari. La traiettoria fu scelta in una maniera tale che il satellite si schiantò sulla superficie lunare al termine della sua missione.

Tutto il viaggio di ritorno procedette senza particolari problemi, e il 27 Aprile 1972, alle 1945 GMT, Casper ammarò nell’Oceano Pacifico, presso l’arcipelago Kiribati. Equipaggio recuperato dalla portaerei Ticonderoga (CV14).

 

 





La frase

 

 

 




"I mean, I haven't eaten this much citrus fruit in 20 years! And I'll tell you one more thing, in another 12 fucking days, I ain't never eating any more," John Young, protestando per la pretesa dei medici del centro di controllo di far bere quantità extra di succo d’arancia agli astronauti per una supposta carenza di vitamina C riscontrata negli astronauti delle precedenti missioni Apollo.






L'SIM di Apollo 16.








 

 







Il momento della partenza di Orion dalla Luna ripresa dalla telecamera del rover.



Di Riccardo - Pubblicato in : Apollo - Community : Avvenimenti militari e storici
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