Потерянная Луна (II): Спутник

Pubblicato il da Riccardo

Nel 1945, Korolev, benché ancora ufficialmente detenuto, venne mandato in Germania con altri esperti a studiare e recuperare quanta più possibile tecnologia missilistica tedesca. A Stalin non interessava lo spazio, ma si rendeva conto che una V2 poteva colpire impunemente il nemico. In altre parole, voleva la sua V2, possibilmente potenziata e migliorata, e a questo scopo, il 16 Marzo 1946, creò, alla periferia di Mosca, l’Istituto di Ricerca Scientifica 88 (Научно-Исследовательский Институт, НИИ88, in caratteri latini NII88; il numero è quello della vecchia fabbrica d’artiglieria nei cui edifici l’istituto era insediato).



A sinistra: l'NII88: all'ultimo piano, nelle due finestre d'angolo, lo studio dove Korolev lavorò per vent'anni, fino alla sua morte.



Korolev voleva invece mandare l’uomo nello spazio, ma accettò di lavorare ai missili presso l’NII88 per portare avanti anche i suoi progetti. Così, esaminando il materiale recuperato in Germania, lo scienziato russo poté sviluppare i missili che, usati in un primo momento come armi, avrebbero poi portato in orbita carichi scientifici e umani (quanti sanno, del resto, che il vettore del programma Gemini, il Titan II, era, in origine, un ICBM?). Nacque così, nell’Agosto 1957, l’R7 Семёрка (simiòrka, un modo colloquiale per dire “sette”), per la NATO SS6 Sapwood e 8K71 per il GRAU (che non è un cognome catalano, ma l’acronimo per Главное Ракетно-Артиллерийское Управление, ГРАУ, la direzione per il coordinamento delle artiglierie e dei missili del Ministero della Difesa Sovietico, ora russo), il primo missile intercontinentale della storia. Lungo 34 metri, con un diametro 3, una massa al lancio di 280 tonnellate metriche e propulso da una miscela di cherosene e ossigeno liquido, era in grado di recapitare, dopo un volo di 9000 chilometri e con un CEP di 5, una testata termonucleare da 3 Megatons.




A sinistra: SS6 "Sapwood"




Il 1957 era anche l’Anno Geofisico Internazionale, e la comunità scientifica americana premeva, tramite i media, per strappare all’amministrazione Eisenhower i fondi necessari per il lancio di un satellite. In realtà, il primo satellite americano avrebbe già potuto essere lanciato all’inizio del 1954, ma Ike non capiva la necessità di destinare milioni di dollari per un progetto la cui utilità pratica gli sfuggiva completamente. Korolev, all’epoca uno dei pochi privilegiati a leggere la stampa straniera, in URSS, pensò di poter battere gli Stati Uniti sul tempo, e, facendo leva sullo spirito di competizione che animava i rapporti fra le due superpotenze, riuscì a ottenere i fondi necessari per lanciare lo Sputnik (Спутник, "compagno di viaggio").

Il primo satellite artificiale della storia fu realizzato in meno di un mese: era solo una sfera di metallo lucidato, contenente una radio e un set di batterie e di strumenti di misurazione raccolti sui banchi dei laboratori dell’NII88, adattati allo scopo dove possibile, e montati in tutta fretta sotto la supervisione di Korolev, che, contemporaneamente, si occupò di adattare un missile SS6 per il lancio. Fu un azzardo terribile, l’SS6 era reduce da una serie di insuccessi preoccupante, il solo e unico lancio di successo era stato quello del mese di Agosto, ma la fortuna aiuta gli audaci, e in quell’autunno di 51 anni fa premiò l’ex зек.


Sputnik 1


L’effetto del lancio fu in realtà inaspettato. Compiaciuto del successo, e, soprattutto dello smacco inflitto agli odiati americani, Kruscev chiese un nuovo satellite per commemorare il quarantennale della Rivoluzione d’Ottobre, che si sarebbe celebrato il 3 Novembre successivo. Il risultato fu lo Sputnik 2. Pesante oltre mezza tonnellata, sei volte più dello Sputnik 1, avrebbe portato nello spazio anche il primo essere vivente della storia, la cagnetta Laika. Fu un successo strepitoso, che esaurì temporaneamente le risorse sovietiche in materia; sarebbero passati sei mesi prima del lancio dello Sputnik 3. Si dice che, in realtà, lo Sputnik 3 avrebbe dovuto essere il primo satellite sovietico, ma l’urgenza di battere gli americani costrinse Korolev a mettere insieme (letteralmente con spago e sputo, come dicono gli yankees), i primi due. In effetti, Sputnik 3 assomigliava a qualcosa di scientifico, gli altri due erano solo battage, basti pensare che Sputnik 2 attraversò le fasce di Van Allen, e il semplice contatore Geiger che trasportava le rilevò, ma nessuno capì cos’erano, tutti presi dallo strepitoso effetto propagandistico.





























































Sopra: lo Sputnik e la sua carenatura

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