Потерянная Луна (IV): Lost Astronauts

Pubblicato il da Riccardo

Korolev lavorava a un satellite abitato già dal 1958. Ne venne fuori la capsula Vostok (Восто́к,Oriente), che in realtà, era, appunto, un satellite artificiale con equipaggio.

Il 15 Maggio 1960, un primo prototipo siglato Vostok 1K, compì 64 orbite attorno alla Terra, ma si schiantò nel rientro. Secondo i fratelli Achille e Giovanbattista Judica-Cordiglia, due radioamatori di Torino, Vostok 1K avrebbe trasportato un astronauta, il colonnello Valerji Zavadowsky, perito nel disastro.






Sopra: Vladimir Ilyushin, il più famoso dei "Lost Astronauts". Sotto: i fratelli Judica-Cordiglia

Il 23 Febbraio 1962, il New York Times scrisse di essere venuto a conoscenza, da una fonte del NORAD, che Korabl Sputnik 1 ("navetta" Sputnik), lanciato dai sovietici due anni prima, si era disintegrato per il malfunzionamento sia dei retrorazzi che dello scudo termico, e che l'NSA aveva registrato le voci disperate dei due membri dell’equipaggio, identificati come il tenente colonnello Valerji Zavadowsky e il maggiore Ivan Kachur, entrambi dell’aeronautica. La TASS ammise l'incidente, ma precisò che lo Sputnik 1K, questo il nome assegnato nel 1961 al satellite, trasportava solo dei manichini e un registratore con incise voci umane per testare il sistema di radiotrasmissione.


Sotto: il colonnello Olega Penkovsky
Verso la fine degli anni Sessanta, la storia ricomparve nei cosiddetti Penkovsky Papers, documenti trafugati in Occidente da un colonnello dell'Armata Rossa, Oleg Penkovsky; negli anni Novanta, il figlio di Kruscev, Serghjeji, ha ammesso di aver sentito parlare dell’incidente, ma non ci sono prove decisive, benché entrambi gli astronauti, Zavadowsky e Kachur (talvolta indicato come Kachuk) siano realmente esistiti e scomparsi misteriosamente nel periodo del supposto incidente; la storia, nel suo complesso, contribuì a creare la leggenda dei cosiddetti "Lost (oppure Phantom) astronauts", una trentina fra uomini e donne sovietici, tedeschi dell'est, cecoslovacchi, perfino cinesi, nord coreani e nord vietnamiti, che sarebbero periti nello spazio negli anni Sessanta. La cortina di segreto con la quale i sovietici nascondevano le loro attività spaziali sicuramente contribuì ad alimentare la leggenda, tuttora viva e mai completamente sfatata.


Foto come queste quattro (in alto e in basso), pesantemente ritoccate per far scomparire le persone, hanno alimentato (e continuano, nonostante le smentite), la leggenda dei "Lost Astronauts"





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