Corona: la tecnica

Pubblicato il da Riccardo

Corona veniva lanciato da un vettore Thor-Agena e immesso in orbita polare. Per la sua missione di ricognizione, utilizzava una macchina fotografica panoramica verticale Itek con un obiettivo da 70 mm della lunghezza focale di 24 pollici (609.6 mm), e disponeva di 31500 piedi (9601 metri) di pellicola Kodak, che, una volta impressionata, veniva immessa in un veicolo di rientro, chiamato "The Bucket" (il secchio), eiettato successivamente dal satellite in un punto prestabilito, solitamente sull'Oceano Pacifico e in vicinanza dell'arcipelago di Hawaii, oppure delle isole Midway, Wake o Palmer, dove veniva recuperato a mezz'aria da un aereo, C119 oppure C123, dotato di sistema Fulton. In caso di mancato recupero, e ammaraggio forzato, la capsula poteva rimanere a galla alcune ore per essere successivamente recuperata da un elicottero guidato da un segnale radio emesso allo scopo. Trascorso il periodo di tempo prestabilito, la capsula affondava automaticamente per non essere recuperata dal nemico.







La fotocamera e il sistema di recupero. Sotto: recupero al volo da un C-119 modificato




I primi satelliti (KH1, 2, 3, e 5) trasportavano una macchina fotografica singola, che diventerà una doppia macchina panoramica con gli obiettivi inclinati di 30 gradi e designati fore e aft (prua e poppa) nei modelli successivi (KH4, 4A e 4B). Il KH6 era programmato per usare alternativamente le due macchine durante il passaggio sul medesimo obiettivo, in modo da ottenere foto tridimensionali.

Dalla quota operativa dei primi lanci, piazzati su un'orbita fortemente allungata con apogeo 460 e perigeo 165 chilometri, i satelliti potevano risolvere immagini al suolo di 25 piedi (7,62 metri), cifra ridotta poi nei modelli successivi KH4 fino a 9 piedi (2,75 mt) dall'apogeo, e 6 piedi (1,83 m) dal perigeo. Negli anni Settanta, Corona rimaneva in orbita fino a tre settimane, mappando con precisione il territorio dell'Unione Sovietica e della Cina (si tratta di una superficie pari a quella dell'intero continente africano). Secondo quanto rivelato dopo la declassificazione del programma, Corona fornì, nel corso della sua lunga vita operativa, immagini di tutte le postazioni missilistiche, di ogni sottomarino, nave, aereo sia sovietico che cinese. Localizzò radars, batterie missilistiche antiaeree, depositi di armi, sistemi C3, scoprì il poligono missilistico di Plesetsk, sconosciuto in Occidente, i siti antimissilistici nei dintorni di Mosca, rivelò il programma nucleare cinese e come esso fosse portato avanti con l'assistenza sovietica, mappò con accuratezza il territorio nemico fornendo bersagli e rotte di avvicinamento e di fuga ai bombardieri dello Strategic Air Command, sorvegliò l'applicazione del SALT1.


I componenti del sistema di ripresa fotografico





Schema di funzionamento del sistema di ripresa fotografico




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