Lunar Roving Vehicle

Pubblicato il da Riccardo

Nelle parole di Harrison Schmitt, Apollo 17, "....the Lunar Rover proved to be the reliable, safe and flexible lunar exploration vehicle we expected it to be. Without it, the major scientific discoveries of Apollo 15, 16, and 17 would not have been possible; and our current understanding of lunar evolution would not have been possible”.

Il Lunar Roving Vehicle, Lunar Rover o Moon Buggy tout court, fu realizzato in soli diciassette mesi dalla firma del contratto. La Boeing (con Delco subfornitrice), costruì quattro modelli effettivi al costo di 38 milioni di dollari dell’epoca (circa 250 ai valori attuali); a causa della cancellazione delle ultime missioni del Progetto Apollo, solo tre furono impiegate sulla luna, la quarta venne tenuta di riserva in previsione di cannibalizzarla se si fossero presentati dei guasti.

In realtà, e nonostante il poco tempo a disposizione per la sua realizzazione, i problemi riscontrati nell’uso dell’LRV, furono relativamente pochi e di poco conto. Il maggiore fu l’autonomia delle batterie, che si rivelò inferiore alle previsioni, anche se si rivelarono pienamente rispondenti alle necessità delle missioni Apollo.

L’LRV aveva, sulla terra, una massa a vuoto di 463 libbre (210 chili) e poteva trasportarne 1080 (490 chili), raggiungendo così una massa totale di 1560 libbre (708 chili), misurava 10 piedi (3,05 metri) in lunghezza e aveva un passo di 90 pollici (2,28 metri), l’altezza era di 43 pollici (1 metro e 9 centimetri), e l’aletzza minima del telaio da terra a pieno carico erano di 14 pollici (35 centimetri). La struttura dell’LRV era realizzata in alluminio e si poteva ripiegare in tre parti per renderlo trasportabile esternamente al modulo lunare. Aveva due sedili affiancati e separati da un bracciolo, realizzati in alluminio tubolare rivestito di nylon e dotati di cinture di sicurezza di velcro (i sobbalzi, a causa della ridotta gravità e del terreno impervio, si prevedevano fortissimi) e poggiapiedi regolabili.

La propulsione era assicurata da quattro motori elettrici, uno per singola ruota, eroganti una potenza di un quarto di cavallo ciascuno a diecimila giri al minuto. Apparentemente poco, ma sufficiente per spingere il rover a pieno carico a dodici chilometri l’ora (durante Apollo 16 furono sfiorati i venti), con capacità di superare pendenze del trenta per cento e trincee di settanta centimetri. Dato l’ambiente in cui si trovavano a operare, le ruote erano ovviamente diverse da quelle delle auto terrestri: anziché essere in gomma con camera d'aria, avevano all'interno un anello elastico con una fitta rete di filo d’acciaio con un battistrada in tasselli di titanio. L’autonomia, di circa cento chilometri (doveva essere centosessanta nelle richieste della NASA), era assicurata da due batterie a 36 volt (capacità 121 amp/ora) non ricaricabili, che garantivano anche l’operatività delle comunicazioni e della telecamera. Quest’ultima, montata su un braccio mobile, poteva essere comandata a distanza sia dagli astronauti che dal centro di controllo di Houston, e veniva usata al ritorno degli astronauti in orbita per mostrare la partenza dello stadio ascendente del modulo lunare.

Il rover veniva guidato con una cloche, a disposizione di entrambi i passeggeri, anche se normalmente se ne occupava il comandante di missione: spinta avanti, accelerava, indietro frenava, piegata a destra o sinistra azionava i freni di sterzo come nei carri armati. Portandola tutta indietro fino quasi al petto dell’astronauta che guidava, la cloche funzionava anche da freno da parcheggio, mentre per andare in retromarcia era necessario azionare un apposito interruttore sul cruscotto, che comprendeva un indicatore di direzione e un tachimetro con contachilometri, oltre a spie e manometri di temperatura, livello delle batterie, eccetera. Un computer, inoltre, registrava direzione e velocità del rover per permettere agli astronauti di far ritorno in sicurezza al modulo lunare. Nel caso di avaria del computer, c’era comunque la possibilità di leggere le registrazioni e dirigersi con una sorta di sestante piazzato al centro del cruscotto.

Ogni rover fu usata tre volte, sulla superficie lunare, nel caso di Apollo 15, percorse in tutto 27762 metri per un totale di tre ore e due minuti; la distanza maggiore percorse fu l’ultima, 12769 metri. Il rover di Apollo 16 percorse in totale 26554 metri in tre ore e ventisei minuti, traversata più lunga 11594 metri. Apollo 17 totalizzò 35898 metri in quattro ore e ventisei minuti con la scampagnata più lunga di 20125 metri. Da tener presente che, per motivi di sicurezza, il rover non poteva allontanarsi dal modulo lunare di una distanza superiore a quella percorribile, a piedi, dagli astronauti, entro l’autonomia consentita dalle loro tute extraveicolari, distanza che veniva calcolata in cinquemila metri lineari. Solo con Apollo 17, constatata ì’affidabilità del rover nelle due precedenti missioni, furono superati questi valori, e arrivò a quasi ottomila metri lineari dal punto di atterraggio.




 




























































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