Apollo 7, finalmente

Pubblicato il da Riccardo


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Eisele, Schirra, Cunningham.


Ventuno mesi dopo la tragedia dell’Apollo 1, la Nasa lanciò Apollo 7 chefu la prima missione con equipaggio nel Programma Apollo, il primo lancio con equipaggio del vettore Saturn IB, e la prima missione spaziale americana con tre uomini.

 

Apollo 1, come abbiamo visto, doveva essere la prima missione umana del programma, mandando in orbita Grissom, White e Chaffee che poi moriranno nell’incidente del Gennaio 1967. L’equipaggio di riserva della missione, al quale attingere in caso di indisponibilità di uno o più astronauti della missione principale, era composto dagli astronauti Walter Marty Schirra, Jr. (già nello spazio con Mercury 8 e Gemini 6), Donn Fulton Eisele e Ronnie Walter "Walt" Cunningham, che furono quindi “promossi” ad equipaggio principale della nuova missione, la cui navetta Apollo beneficiava di tutti i miglioramenti scaturiti dall’inchiesta seguita all’incendio del 1967. Poiché si trattava di una missione di collaudo dei sistemi del modulo di comando, nel corso della quale non era previsto l’impiego del modulo lunare, la partenza avvenne con un vettore Saturn IB, anziché col V che sarebbe stato impiegato per tutte le successive missioni lunari. Schirra avrebbe voluto per la missione il radio call “Phoenix” in memoria dei colleghi morti quasi due anni prima, ma la NASA bocciò l’idea, il che sicuramente non piacque al comandante.

 

Per la missione venne utilizzata la versione della capsula dotata di tutti i miglioramenti scaturiti dalle considerazioni sull’incidente all’Apollo 1. Denominata CSM-101, fu consegnata al KSC assieme alle varie parti del vettore Saturn IB denominato AS-205, nella primavera del 1968. Vari problemi di natura tecnica e la necessità di controllare ogni singolo componente per evitare un’altra tragedia che avrebbe potuto mettere la parola fine a ogni ulteriore speranza di raggiungere la luna prima dei sovietici, fecero sì che il vettore non uscisse dall’VAB che il 9 Agosto 1968 per essere inviato verso la rampa di lancio.

 

La missione aveva tre obiettivi principali:

 

1.      Dimostrare le capacità della navetta in generale

2.      Dimostrare le capacità e il rendimento di un equipaggio umano in una missione di lunga durata (per i parametri delle’poca)

3.      Dimostrare l’effettiva capacità di compiere manovre di rendezvous della navetta Apollo.

 

Apollo 7 fu lanciato da Cape Kennedy l’11 Ottobre 1968, immettendosi in orbita circa 10 minuti dopo. Trascorse alcune ore la navicella si staccò dal secondo stadio del razzo vettore, si girò, ed esegui la manovra di rendezvous. Con ciò venne simulato come le future navicelle Apollo avrebbero dovuto eseguire l'apposita manovra per estrarre il modulo lunare dal terzo stadio di un razzo vettore del tipo Saturn V,  manovra che fu ripetuta diverse volte nei giorni successivi, navigando sia a vista che col radar. Secondo gli astronauti, lo stadio S-IVB risultava visibile, in orbita, anche a distanze dell’ordine delle 1000 miglia (1609 chilometri).

 

Durante la missione i vari sistemi di propulsione dell’Apollo furono accesi diverse volte da un minimo di mezzo secondo a un massimo di dodici minuti, provocando cambi di orbita e permettendo alla capsula di raggiungere la quota di 452 chilometri. Inoltre, per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale americana, gli astronauti trasmisero in diretta immagini a terra, servendosi di una telecamera, la cui presenza a bordo dei precedenti voli era sempre stata scartata per problemi di peso e di spazio.

 

Non tutto filò però liscio. Al malumore per il diniego a usare il radio call “Phoenix”, si aggiunse il primo caso di “mal di spazio”, una sindrome non dissimile al mal d’auto o d’aereo, provocato probabilmente dalla relativamente grande capsula (rispetto alle anguste Gemini e alle sacrificantissime Mercury) che colpì il comandante Schirra dal primo momento in orbita; subito dopo, Schirra prese il raffreddore, seguito a breve distanza da Cunningham ed Eisele. Ciò nonostante fu programmata l'esecuzione di un programma di test alquanto vasto (si trattava in fondo della prima missione di un nuovo tipo di veicolo spaziale) che causò non poche polemiche e fu oggetto di forti divergenze tra direzione di volo ed equipaggio. Il fatto che la secrezione nasale non scolasse verso il basso autonomamente a causa della condizione di microgravità, obbligava gli astronauti a pulirsi il naso continuamente. Pertanto, con largo anticipo sulla data di rientro della missione, gli astronauti iniziarono ad insistere sul fatto di voler eseguire la manovra di rientro senza indossare gli appositi guanti ed il casco della tuta spaziale.Motivarono tale insistenza con la paura che l'enorme pressione che viene a crearsi durante questa fase avrebbe potuto causare lo scoppio dei loro timpani. La NASA dovette dunque valutare accuratamente i rischi di una tale decisione. Solo dopo lunga ed accurata discussione la direzione del volo si piegò alla pressione degli astronauti e consentì di svolgere la manovra accogliendo la richiesta.

 

Altro motivo di malumore, fu la qualità del cibo, definito “blasphemous” dal comandante Schirra.

 

Dopo 10 giorni di volo gli astronauti accesero i retrorazzi frenanti per 12 secondi. Quattro minuti dopo il modulo di servizio venne staccato dal modulo di comando. Durante la fase di rientro nell'atmosfera terrestre gli astronauti dovettero sopportare una decelerazione fino a 3,3 G. Durante gli ultimi sei minuti la discesa venne frenata da appositi paracadute. Dall'accensione dei retrorazzi fino all'effettivo atterraggio nel mare caraibico era passata mezz'ora. La capsula dell'Apollo atterrò capovolta, cioè con la punta sott'acqua; poté comunque immediatamente essere rialzata mediante il gonfiaggio di airbags previsti per il tipo di inconveniente. Gli astronauti vennero recuperati da un elicottero della portaerei Essex (CV9) e quindi portati a bordo della medesima per il rientro in Florida.

 

A causa delle tensioni scaturite durante la missione, nessuno dei tre uomini di Apollo 7 avrebbe volato mai più nello spazio, e solo nell’Ottobre 2008, quarant’anni dopo, l’amministratore della NASA, Michael Douglas Griffin, consegnò all’unico membro dell’equipaggio ancora vivente, Cunningham, la NASA Distinguished Service Medal, a riconoscimento dei meriti cruciali della loro missione nel programma Apollo. Per la cronaca, gli uomini di Apollo 7 erano gli unici di tutto il programma a non averla mai ricevuta.

 

Apollo 7 fu l’unica missione umana Apollo a essere lanciata dalla rampa 34, tutte le seguenti missioni partiranno dalle rampe del gruppo 39.

 

Apollo 7 dimostrò l’idoneità di volo della navicella spaziale, e la correttezza di tutte le procedure collegate, come l'assemblaggio del razzo vettore, i preparativi di lancio e la direzione di volo. Fu dunque il primo passo nella giusta direzione per mantenere la promessa fatta dal Presidente Kennedy sette anni prima.

 

Come tappa successiva era stato programmato da tempo che l'equipaggio dell'astronauta comandante James McDivitt avrebbe volato su Apollo 8 in una missione per testare il modulo lunare nell'orbita intorno alla Terra, anche se, i ritardi nella messa a punto del Lunar Module fecero slittare la missione alla fine del 1968, considerando anche che prima di volare in orbita sarebbero in ogni caso state necessarie diverse esercitazioni a terra.

 

Secondo una voce apparsa di recente e smentita peraltro senza troppa convinzione all’epoca (fine anni 80) dalla NASA, nella primavera del 1968 la CIA rivelò che, secondo le sue informazioni, i sovietici avevano superato i problemi di messa a punto del vettore N1, e che avrebbero eseguito un test di sorvolo lunare con una sonda non pilotata nell’Ottobre 1968, alla quale avrebbe fatto seguito una missione con equipaggio umano nel Gennaio successivo: L-1-1, comandante Aleksiei Leonov, pilota Oleg Makarov. La notizia, oltre a costituire un autentico shock per i vertici dell’Agenzia Spaziale americana, scombinò grandemente e ulteriormente le carte, costringendo a rivedere il calendario delle missioni già programmate.

 

Così, l'equipaggio dell'astronauta comandante Frank Borman, previsto per la missione Apollo 9, Marzo 1969, e già perfettamente addestrato a una missione in orbita lunare, fu anticipato, invertendo le due missioni: il Saturn V, anche senza avere a bordo il modulo lunare poteva essere programmato per un volo verso la Luna e battere così i sovietici sul tempo. Ai primi di Agosto fu presa la decisione di modificare il piano originario e di mandare la missione, ora rinumerata Apollo 8, verso la Luna. Della cosa, non fu avvertito il pubblico se non poche ore prima del lancio, benché numerose indiscrezioni fossero circolate nelle settimane precedenti senza trovare conferma, e questo inclinerebbe a favore della voce sull’informazione della CIA a proposito delle intenzioni sovietiche.

 


 

 

Il lancio di Apollo 7.





S-IVB.



La prima trasmissine televisiva.





Walter Schirra.










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