Apollo 8, la Luna di Natale

Pubblicato il da Riccardo

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Lovell, Anders, Borman.

Apollo 8
fu la seconda missione con equipaggio del Programma Apollo ad essere lanciata, la prima a raggiungere la Luna.La prima volta in cui degli esseri umani attraversarono le Fasce di Van Allen e la prima in cui arrivarono nei pressi del nostro satellite. Missione, per importanza, seconda solo all'alllunaggio del 20 Luglio 1969.

La genesi non ufficiosa della missione è stata spiegata nel capitolo precedente, quindi non la ripeterò, quella ufficiale parla di un semplice cambiamento di programmi dovuto ai ritardi di messa a punto del modulo lunare.

L’equipaggio era composto dal comandante (CDR), Frank Frederick Borman II, dal CMP  James "Jim" Arthur Lovell Jr. (entrambi avevano già volato tre anni prima su Gemini 7 stabilendo quello che all’epoca resisteva come record di permanenza nello spazio, 330 ore e 35 minuti), e dall’LMP e matricola dello spazio, William Alison Anders. Lovell prese il posto in origine assegnato a Michael Collins, all’epoca considerato il più esperto conoscitore del modulo di comando Apollo, che si era dovuto sottoporre a un intervento chirurgico per un’ernia del disco (infortunio che rischiò di compromettere la sua carriera di astronauta).

Per il lancio si decise di utilizzare il vettore e la navicella già scelti per la missione di collaudo del modulo lunare, e pronti a Cape Kennedy assieme al primo ed al terzo stadio del razzo dal Dicembre 1967. Si dovette però attendere nove mesi perché giungesse il secondo stadio e fosse assemblato nell’VAB. Solo il 9 Ottobre Apollo 8 venne infine trasportato sulla rampa 39A. Trattandosi del terzo Saturn V prodotto, ricevette il seriale AS-503, il modulo di comando e servizio divenne di conseguenza CSM-103, mentre al posto del modulo lunare venne caricato un mock-up, il Lunar Test Article, LTA-1, che pesava però solo la metà dell’originale. Per la cronaca, il primo Saturn V, AS-501 Apollo 4, e il secondo, AS-502 Apollo 6, furono lanciati per testare i propulsori senza equipaggio rispettivamente il 9 Novembre 1967 e il 4 Aprile 1968. Esiste anche un Apollo 5, lanciato senza equipaggio, con un Saturn IB il 22 Gennaio 1968 per collaudare il modulo lunare in orbita terrestre.

Apollo 8 fu finalmente lanciato il 21 Dicembre 1968, alle ore 12 e 51 dalla rampa 39A come previsto da mesi. 11 minuti dopo, la capsula entrò in orbita di parcheggio, dove rimase i successivi 158 minuti,  mentre l’equipaggio eseguiva i test di controllo dei sistemi e sottosistemi, particolarmente cruciali per il motore dell’S-IVB, che durante il volo Apollo 6 aveva fallito la riaccensione in orbita. Questa volta invece filò tutto liscio e alle 1540 (gli orari delle missioni spaziali sono sempre GMT, o  Zulu, se preferite il codice militare), il motore J2 dell’S-IVB fu acceso per la seconda volta per una durata di 5 minuti e 17 secondi, portando la velocità dell’Apollo al valore di 35505 piedi al secondo (10,82 chilometri al secondo, 38959 chilometri all’ora) necessari a sfuggire all’orbita terrestre, la velocità più alta finora sopportata da un equipaggio umano. Per motivi di sicurezza  venne comunque scelta e calcolata una traiettoria tale che, in caso di malfunzionamento o disfunzione totale dei congegni propulsori, la navicella avrebbe compiuto un service sorvolo della Luna, il cosiddetto fly by o giro di boa, per ritornare poi autonomamente sulla terra.

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S-IVB fu infine sganciato, e Apollo 8 venne ruotato di 180 gradi usando il Reaction Control System per simulare la manovra di aggancio del modulo lunare. Per qualche tempo i due mezzi volarono in formazione per cinque ore, durante le quali l’equipaggio prese diverse foto del terzo stadio del Saturn V. Per evitare collisioni con la navicella, il motore fu acceso una terza volta e l’S-IVB deviato su un’orbita solare, dove tuttora si trova, con un periodo di 340 giorni.


Il compito principale di Lovell, come CMP, era quello di calcolare la rotta: in un’epoca in cui i computers erano ai primordi e, comunque, le loro dimensioni non permettevano di imbarcare i meglio performanti su una navicella spaziale, si dovette ricorrere a un sestante col quale misurare l’angolo fra alcune stelle scelte come guida e l’orizzonte terrestre o lunare. La lettura dei dati veniva poi trasmessa al centro di controllo di Houston, dove i calcolatori provvedevano poi a valutare la traiettoria e se, del caso, segnalare le correzioni. Altro compito che gli astronauti si trovarono ad affrontare, con l’ausilio del Reaction Control System, fu quello di far ruotare la capsula: nel vuoto, una superficie esposta alla luce sale in pochi minuti a 200 gradi centigradi e oltre, mentre la parte in ombra scende altrettanto velocemente a meno cento, col rischio di incendiare le tubature del carburante o di congelare sensori e parti mobili. Per non esaurire il carburante, l’RCS veniva azionato per qualche secondo ogni mezzora, manualmente, non essendo previsto un automatismo di questo genere: e questa fu una delle ragioni per la quale fu deciso che uno dei tre membri dell’equipaggio fosse sempre sveglio durante la missione.


55 ore 40 minuti dopo il lancio, gli astronauti dell’Apollo 8 furono i primi esseri umani a entrare nella sfera di influenza gravitazionale di un altro corpo celeste: in altre parole, in quel punto, a 62377 chilometri dalla luna e alla velocità di 1216 metri al secondo, gli effetti dell’attrazione gravitazionale del nostro satellite superarono quelli della terra dalla quale Apollo 8 era partita. Nove ore più tardi, l’equipaggio iniziò la manovra per il Lunar Orbit Insertion, LOI, che doveva essere eseguita alla perfezione, e, quel che preoccupava maggiormente Houston, sul lato nascosto della luna, in totale black out delle comunicazioni radio.


69 ore, 8 minuti e 16 secondo dopo il lancio da Cape Kennedy, il motore principale del modulo di servizio, SPS, fu acceso per quattro minuti e tredici secondi, piazzando Apollo 8 in un’orbita di 111,8x311,1 chilometri attorno alla luna. Più tardi, i tre uomini descrissero quel tempo come i quattro minuti più lunghi della loro vita: un errore anche minimo nell’accensione, poteva lanciare la navicella in orbita solare senza più nessuna possibilità di fare ritorno a terra (si dice, ma non ci sono prove, sia accaduto a una navicella sovietica con due cosmonauti nel 1965) oppure schiantarla sulla superficie del satellite.


Con gran sollievo dei tecnici di Houston, la navicella alla fine apparve da dietro la luna e cominciò a trasmettere a terra le prime impressioni degli astronauti: “Laggiù è tutto grigio, sembra plastilina”, disse Lovell. “Un pieno di niente dimenticato da dio”, la descrisse Bormann. Gli astronauti passarono l’ora successiva a descrivere quello che stavano sorvolando (la missione doveva servire anche da ricognizione per i punti di atterraggio dei moduli lunari). Prima di scomparire nuovamente dietro la luna, l’SPS fu riacceso per undici secondi per immettere la navicella in un’orbita circolare di 112,7 chilometri.


All’uscita dalla nona orbita lunare, e prima di iniziare i controlli per la riaccensione del motore principale in previsione della Trans Earth Injection, TEI, i tre astronauti fecero gli auguri di buon Natale a tutti “laggiù sulla buona terra”. 89 ore, 28 minuti e 39 secondi dopo il lancio da Cape Kennedy, l’SPS fu riacceso, come previsto e in perfetto orario, per cinque minuti e nove secondi. Apollo 8 cominciava il ritorno verso casa la mattina di Natale del 1968. Il viaggio fu senza storia e si concluse con l’ammaraggio, nei pressi dell’isola Christmas a sud dell’arcipelago della Hawaii e a meno di due miglia dalla CV10 Yorktown, l’alba (ora locale) del 27. Come per l'Apollo 7, la capsula entrò in mare con la punta sott'acqua, ma anche in questo caso non sorsero problemi a raddrizzarla mediante il gonfiamento degli airbags. Per motivi di sicurezza, i sommozzatori vennero inviato solo dopo il levar del sole, 43 minuti dopo l’ammarraggio.


Time scelse i tre uomini dell’equipaggio dell’Apollo 8 come Men of the Year for 1968, la sovietica Pravda li mise pure in prima pagina assieme a una dichiarazione del direttore del programma spaziale Intercosmos, Boris Nikolaevitch Petrov che definiva la missione “un grandissimo successo per la scienza e la tecnologia”. Ma quello che Borman ancora oggi ricorda con piacere, fu il telegramma che ricevette da uno sconosciuto, che lo ringraziava per avere salvato il 1968.




Il primo stadio di Apollo 8 nell'VAB.



Apollo 8 si muove verso la rampa di lancio.




Il lancio di Apollo 8.



S-IVB dopo TLI.





In volo verso la Luna.




Blue Marble.



La Terra sorge dietro la Luna.



La faccia nascosta della Luna, come apparve agli astronauti di Apollo 8.







Apollo 8 sul ponte della Yorktown, dopo il rientro della missione.










Gli sconfitti


Benché i sovietici abbiano sempre negato l’intenzione di raggiungere la Luna, è ormai certo che avessero programmato tre missioni di sorvolo lunare e almeno due di atterraggio. La prima, doveva avere per comandante Aleksej Leonov con Oleg Makarov pilota, e sarebbe dovuta partire con una Sojuz modificata nel Gennaio 1969. Nelle intenzioni sovietiche, Leonov avrebbe anche dovuto essere il primo uomo a mettere piede sulla Luna, probabilmente nella primavera del 1970. Il programma fu abbandonato dopo il successo di Apollo 8.




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La Soyuz modificata, siglata L-1-1, che avrebbe dovuto compiere il sorvolo lunare nel Gennaio 1969.









Aleksej Leonov
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Oleg Makarov.

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