Apollo 9, la prova del ragno

Pubblicato il da Riccardo

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McDivitt, Scott, Schweikart.



Apollo 9, fu una missione di dieci giorni in orbita terrestre per testare il modulo lunare. Si svolse senza particolari problemi o emozioni, e forse questa è la ragione per la quale è praticamente scomparsa dalla storia. L’equipaggio era composto dal comandante, James Alton McDivitt, veterano di Gemini 4, dal pilota del modulo di comando, David Randolph Scott, già secondo di Armstrong sulla Gemini 8 (tornerà nello spazio come comandante di Apollo 15 nel 1971), e dal pilota del modulo lunare Russell Louis "Rusty" Schweickart.

Per semplificare le comunicazioni con il centro di controllo a terra, furono reintrodotti i radio call per il modulo di comando (in questo caso Gumdrop, un tipo di caramella gommosa) e quello lunare (Spider, ragno, ma anche calesse), tradizione interrotta dopo che l’equipaggio di Gemini 3 aveva battezzato la propria capsula col nome di un personaggio dei fumetti.

Il lancio avvenne il 3 Marzo 1969, alle 1600 GMT e l’immissione in orbita avvenne senza problemi di sorta. Tre ore dopo il lancio, gli astronauti eseguirono quella che era ritenuta la manovra più rischiosa della missione: lo sgancio del modulo di comando dal terzo stadio S-IVB, la sua rotazione di 180 gradi, il ritorno verso il vettore e l’aggancio al modulo lunare, quindi la sua estrazione e infine il distacco completo dal terzo stadio. Tutto avvenne senza problemi di sorta.

Il giorno successivo si procedette alla messa in pressione dell’abitacolo del modulo lunare e all’apertura del boccaporto di collegamento, ma gli astronauti McDivitt e Schweickart non poterono passare da un veicolo all’altro perché entrambi sofferenti di mal di spazio. Si dovette attendere il terzo giorno, e fu la prima volta nella storia dell’astronautica che si passava da un veicolo spaziale all’altro utilizzando un boccaporto interno, senza dover, cioè, uscire nello spazio. Dopo i controlli di routine, i motori del modulo lunare vennero accesi per sei minuti senza staccarlo dal modulo di comando.

Il 6 Marzo avvennero le prime attività extraveicolari, intese a testare le procedure di emergenza per la manutenzione del modulo di comando e di quello lunare. Schweickart uscì dal portello del modulo lunare, Scott da quello della capsula Apollo. In origine era previsto lo scambio fra i due, Schweickart sarebbe dovuto rientrare dal portello dell’Apollo e Scott da quello del modulo lunare, ma i due risentivano ancora del malessere che li aveva bloccati il primo giorno della missione, quindi l’EVA fu bloccata.

L’8 Marzo, McDivitt e Schweickart passarono nuovamente nel modulo lunare e si staccarono dal modulo di comando per allontanarsi a 180 chilometri dallo stesso. Dopo circa quattro ore venne staccato lo stadio di discesa ed acceso quello di risalita per effettuare la manovra rendezvous con la capsula Apollo. Dopo 6 ore e 22 minuti dal distacco, Spider venne riagganciato a Gumdrop. Non si trattò comunque del primo aggancio in orbita di veicoli spaziali con equipaggio, dato che tale manovra era riuscita con successo dagli equipaggi di Soyz 4 e 5 due mesi prima.

McDivitt e Schweickart tornarono sul lodulo di comando pilotato da Scott ed in seguito venne staccato definitivamente il modulo lunare. Venne comunque eseguito un ulteriore esperimento: i congegni propulsori del modulo lunare vennero riaccesi a distanza e fatti bruciare fino a quando il carburante fu consumato completamente. Grazie a questa manovra Spider rimase nell'orbita terrestre fino al 23 Ottobre 1981, quando si distrusse rientrando nell'atmosfera. Il terzo stadio del vettore Saturn, fu invece spedito in orbita solare, dove si trova tuttora con un periodo di 329 giorni.

A causa del cattivo tempo nella zona prevista per l'atterraggio l'accensione dei retrorazzi frenanti avvenne dopo una ulteriore orbita intorno alla Terra rispetto a quelle originariamente previste. Dieci giorni dopo il lancio, per la precisione il 13 Marzo, alle 1700 GMT, Apollo 9 atterrò senza problemi 290 chilometri a est delle Bahams, e l’equipaggio recuperato dalla portaelicotteri Guadalcanal (LPH7). Al contrario delle precedenti missioni, Apollo 7 e 8, la capsula era ammarata nella posizione corretta e non dovette essere rialzata dagli airbags.

Apollo 9 fu un pieno successo. Oltre che il modulo lunare e l'apposita tuta spaziale del programma Apollo furono collaudati gli ultimi oggetti dell'equipaggiamento necessario per un allunaggio. Vennero inoltre eseguite tutte le manovre rendezvous e di aggancio necessarie per tale missione. La malattia dello spazio di Schweickart aveva sì comportato un accorciamento della durata delle attività extraveicolari, ma tale rischio veniva valutato sostenibile. Infatti l'indisposizione venne riscontrata esclusivamente all'inizio di un volo nello spazio, tanto che un astronauta affetto da tale inconveniente sarebbe guarito prima di giungere sulla Luna.

All'interno della NASA vennero dunque addirittura avanzate delle proposte con l'intenzione di far allunare la successiva missione Apollo 10 e pertanto di portarvi il primo uomo sulla Luna. La direzione, visti anche i rapporti della CIA che davano ormai per fallito ogni tentativo sovietico, decise comunque di mantenere i programmi concordati, fatto che venne espressamente sottolineato il 24 Marzo quando venne dato l'annuncio che la missione successiva sarebbe stata la combinazione dei test eseguiti nelle missioni dell'Apollo 8 ed Apollo 9: un volo verso la Luna con collaudo del modulo lunare nell'orbita lunare.



 

 Il lancio di Apollo 9.




 Scott.  




 























 

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