Apollo 11, "The Eagle has landed"

Pubblicato il da Riccardo
















Il percorso degli astronauti sulla superficie lunare.



Il medesimo percorso raffrontato a un campo di calcio.




Fu la prima missione a portare un essere umano sulla superficie della luna, e fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo.

L’equipaggio era composto dal comandante, Neil Alden Armstrong (già comandante della Gemini 8), dal pilota del modulo di comando Michael Collins (pilota della Gemini 10), e dal pilota del modulo lunare, Edwin Eugene "Buzz" Aldrin Jr (pilota della Gemini 12).

Dopo Apollo 10, la NASA impose, come si è detto, dei radio call “seri”, così il modulo di comando dell’Apollo 11 fu chiamato Columbia (secondo alcuni dal nome femminile usato talvolta nelle canzoni e nelle poesie per rappresentare gli Stati Uniti, ma secondo altri da columbiade, il cannone che spara gli astronauti nel romanzo di Jules Verne) e quello lunare Eagle, con chiaro riferimento allo stemma americano.

Apollo 11 fu lanciato dalla rampa 39A di Cape Kennedy il 16 Luglio 1969 alle ore 1332 GMT (0932 locali) per entrare in orbita 12 minuti più tardi. E quarantacinque minuti più tardi, il terzo stadio S-IVB fu accesso per la TLI. Tre giorni dopo, Apollo 11 entrava in orbita lunare e iniziarono i preparativi per la discesa sulla superficie. Il punto scelto per l’atterraggio, una località del Mare della Tranquillità circa 20 chilometri sudovest del cosiddetto cratere Sabine D (0.67408N, 23.47297E), era stato scelto dopo attente analisi delle foto e delle mappe inviate a terra dalle sonde Ranger, Surveyor e Lunar Orbiter per il fatto di essere relativamente piatto e privo di ostacoli superficiali che potessero mettere a rischio e la discesa e successiva risalita del modulo lunare, e l’attività extraveicolare dei due astronauti.

Il 20 Luglio, Eagle si staccò da Columbia e, dopo aver fatto un giro attorno a quest’ultima per permettere a Collins di controllare che non vi fossero danni, iniziò la sua discesa verso il Mare della Tranquillità. Quasi subito, Armstrong e Aldrin scoprirono che il computer di bordo che stava guidando la discesa funzionava male e li avrebbe portati a superare di qualche chilometro il punto previsto di atterraggio, perciò lo esclusero e passarono al pilotaggio manuale, con Armstrong ai comandi e Aldrin ad aggiornargli le letture della quota e velocità. La discesa proseguì senza rischi, anche se si dovette modificare il punto di atterraggio, spostandolo a ovest di qualche centinaio di metri rispetto il previsto a causa di alcuni massi che non era possibile rilevare dall’alto e quindi erano sfuggiti ai Lunar Orbiter.

Eagle si posò sulla superficie lunare il 20 Luglio 1969, alle 2017 GMT con soli venticinque secondi di carburante ancora disponibili causa le manovre diversive che si erano dovute intraprendere per non finire sui massi. Le prime parole degli astronauti dalla superficie lunare non furono quelle storiche tramandate ai posteri, ma puro gergo tecnico come si è scoperto dalle registrazioni della missione.

Aldrin: “Contact light.. OK, engine stop. Cut the engine, out of détente.”

Armstrong: “Out of détente, roger. Engine killed.”

Aldrin: “Mode control, both auto. Descent engine command override off. Engine arm off. 413 is in”

 Armstrong: “Roger that. All’s been killed off”. E solo a quel punto pronunciò la storica frase: "Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed." Quello che molti non sanno è che quella frase provocò un attimo di panico al centro di controllo missione nel Texas: secondo la procedura Armstrong avrebbe dovuto usare il radio call del modulo lunare, “Eagle”, non “Tranquillity Base”, poi tutti capirono ed esplose la gioia che quelli della mia età hanno visto da bambini in televisione.

Alle 0256 GMT del 21 Luglio (2256 del 20 Luglio sulla costa atlantica americana), esattamente sei ore e mezzo dopo l’atterraggio sul Mare della Tranquillità, Armstrong mise piede sulla luna pronunciando le famose parole: "That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind", questo è un piccolo passo per l’uomo, (ma) un balzo gigante per l’umanità. Aldrin lo seguì poco dopo, descrivendo ciò che vedeva come una splendida desolazione.

Naturalmente, non andò tutto liscio. Entrambi gli astronauti ebbero difficoltà ad attraversare il boccaporto del modulo lunare per le dimensioni del PLSS (il boccaporto era più piccolo di quanto previsto in origine per una riprogettazione dovuta a motivi tecnici, peccato nessuno avesse pensato a ridisegnare pure l’ingombrante “zaino” lunare ― fu fatto subito dopo la missione), che resero così difficoltosa l’uscita e l’entrata nel modulo lunare. Inoltre, l’RCU, Remote Control Unit, posto sul casco, impediva agli astronauti di vedersi i piedi e, di conseguenza, dove li stavano mettendo.

Prima ancora di essere il sotto di Kennedy realizzato, Apollo 11 fu un test per tutte le successive missioni lunari. Le foto scattate al modulo, per esempio, servirono ai tecnici per verificarne le condizioni dopo l’atterraggio. Furono anche testati i modi migliori per muoversi sulla superficie del satellite, che si rivelò comunque meno difficoltosa del previsto (non erano ben chiare le conseguenze di una gravità ridotta a un sesto di quella della superficie terrestre): si scoprì che il modo più efficiente di procedere, era muoversi a balzi lunghi, il cosiddetto two-footed kangaroo hop, anche se ciò comportava programmare attentamente i movimenti, se non altro a causa del terreno particolarmente sdrucciolevole. Aldrin rilevò che il muoversi dalla luce all’ombra non creava cambiamenti significativi di temperatura all’interno delle tute, mentre il casco risultava essere più caldo se esposto al sole. Infine il PLSS: lo zaino contenente i sistemi di sopravvivenza della tuta tendeva a far cadere l’astronauta all’indietro.

Gli astronauti piantarono insieme la bandiera degli Stati Uniti, ma la consistenza del terreno non permise di inserirla per più di 20 cm. Parlarono brevemente col Presidente Nixon che si congratulò con loro per il grande successo, quindi si misero al lavoro.


Il Modular Equipment Storage Assembly (MESA) si rivelò di uso complesso, inoltre era all'ombra, e questo rallentò ulteriormente il lavoro. Muovendosi, gli astronauti alzarono della polvere grigia, che andò a sporcare la parte esterna delle loro tute. Posizionarono l'Early Apollo Scientific Experiment Package, EASEP, che includeva un sismografo passivo e un laser retro-riflettente. Successivamente Armstrong si allontanò a grandi passi di circa 120 metri dal Modulo Lunare per fotografare il Cratere Orientale mentre Aldrin iniziò la raccolta di materiale lunare. Usò il martello geologico, e questa fu l'unica situazione in cui venne usato dall'Apollo 11. Gli astronauti iniziarono la raccolta di rocce lunari con le palette, ma poiché l'operazione richiedeva molto più tempo del previsto, furono costretti ad abbandonare il lavoro a metà dei 34 minuti previsti.

Aldrin rientrò nell'Eagle per primo, dopo 2, 24 minuti e 7 secondi passati sulla superficie lunare. Con non poche difficoltà, gli astronauti caricarono i film e due sacchi contenenti 21,5 chili di campioni del suolo dallo sportello del Modulo Lunare, grazie ad un sistema a puleggia chiamato "Lunar Equipment Conveyor". Poi Armstrong saltò sulla scaletta ed entrò nel modulo lunare, al termine di un’EVA di 2 ore, 31 minuti e 40 secondi. Gli astronauti ripressurizzarono Eagle, quindi lo alleggerirono in vista della risalita di ogni peso inutile, gettando all’esterno le tute, gli zaini, le scarpe, e la maggior parte delle apparecchiature, comprese le macchine Hasselblad usate per riprendere le foto della cosiddetta passeggiata lunare. Nel farlo, Aldrin urtò con un gomito il pannello di controllo del motore di risalita, rompendo l’interruttore di accensione, fatto che provocò una certa apprensione a Houston: se quel motore non veniva riacceso, i due astronauti erano condannati a morire sulla Luna quando l’ossigeno e l’energia del modulo lunare fossero finiti. Per fortuna si riuscì ad azionare ugualmente l’interruttore con la punta di una biro, e così, dopo aver riposato sette ore, alle 1754 GMT, Armstrong e Aldrin lasciarono la superficie del Mare della Tranquillità.

Il 24 Luglio, alle 1650, Apollo 11 ammarò nell’Oceano Pacifico, 380 chilometri sud dell’atollo di Johnston, e 24 chilometri dalla nave recuperto, la portaerei Hornet (CV12), dover trovarono ad accoglierli il Prersidente degli Stati Uniti, Richard M Nixon. Gli astronauti furono immediatamente rinchiusi del modulo di quarantena che era stato predisposto per le missioni lunari al fine di evitare l’arrivo sulla Terra di qualche microorganismo alieno dalle potenzialità sconosciute, e quindi trasferiti al Lunar Receiving Laboratory del Manned Spacecraft Center (oggi Lyndon B Johnson Space Center) di Houston, dal quale poterono lasciare l’isolamento il 13 Agosto, per ricevere dallev mani del Presidente Nixon la Presidential Medal of Freedoma. A essa fece seguito un tour in 25 nazioni, mentre molte alte, URSS compresa, stamparono emissioni postali per ricordare la storica data.




L'area dell'atterraggio vista dal modulo lunare.



L'abitacolo del modulo lunare.






La cloche del modulo lunare.









L'area dell'atterragio in due foto (sopra e sotto) di un Lunar Orbiter.






 

 

 

   





 



























































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