Apollo 12, l'esplorazione continua

Pubblicato il da Riccardo

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Il lancio, complicato dai fulmini.




L'area della missione in una foto Lunar Orbiter.




Il percorso degli astronauti sulla Luna.


“Whoopie! Man, that may have been a small one for Neil, but that's a long one for me” sono le prime parole che Pete Conrad, comandante la missione Apollo 12 (parecchio più basso di statura di Armstrong), disse appena sceso sulla Luna. Era il 19 Novembre, 1969, ore 1132 GMT, la capsula Apollo 12 (radio call Yankee Clipper) e il modulo lunare Intrepid erano partiti da Cape Kennedy cinque giorni prima, il 14, apparentemente sotto un cattivo auspicio: il vettore Saturn V venne colpito da due fulmini mentre attraversava l'atmosfera, rispettivamente 36 e 51 secondi dopo il distacco dalla rampa. I fulmini mandarono off-line per alcuni secondi la strumentazione del modulo di comando, ma l'alimentazione delle celle a combustibile riprese a funzionare regolarmente. Risultarono guasti solamente 9 sensori di minore importanza, ciò non influenzò la missione in quanto tutto il resto era a posto e funzionava alla perfezione. Comandante, come si è detto, Charles "Pete" Conrad jr. (Gemini 5 e 11, poi Skylab 2), pilota del modulo di comando Richard Francis Gordon Jr. (aveva già volato con Gemini 11) e pilota del modulo lunare Alan LaVern Bean (tornerà nello spazio con Skylab 3). Per un errore nel calcolo dei tempi di accensione del motore J2 del terzo stadio, quest’ultimo, dopo aver immesso Apollo 12 in TLI finì, anziché in orbita solare, in un’orbita terrestre caratterizzata da un fortissimo allungamento che lo ha portato a essere scambiato, al suo riavvicinamento, per un asteroide del tipo NEO.


A parte questo, il resto della missione fu piuttosto preciso, a cominciare dall’atterraggio sulla luna:
la discesa fu automatica, solo con piccole correzioni manuali da parte di Conrad. L'allunaggio, avvenuto nell'Oceano delle Tempeste, portò Intrepid a meno di duecento metri (182,88 per la precisione) dal Surveyor 3, atterrato sulla luna il 20 Aprile del 1967. Conrad e Bean prelevarono alcune parti del lander automatico e le riportarono sulla Terra per le analisi che dovevano stabilire come la permanenza per una durata di quel tipo potesse influire sui metalli e sulle leghe impiegate nei veicoli spaziali (era ancora il tempo in cui si prevedeva di continuare le missioni lunari con l’impianto di stazioni di lunga permanenza, era quindi necessario sapere come i metalli reagivano alle condizioni estreme di temperature e di radiazione presenti sul nostro satellite). Si dice, ma non è mai stato confermato dalla NASA, che un comune microorganismo, lo Streptococcus mitis che può provocare alcune infiammazioni cardiache, e che aveva accidentalmente contaminato la camera piazzata sul braccio telescopico della sonda prima del lancio da terra, era sopravvissuto alle condizioni estreme e fu trovato in animazione sospesa.


Conrad e Bean eseguirono due EVAs di quasi 4 ore ciascuna, per raccogliere campioni ed eseguire esperimenti sul flusso del vento solare e sul campo magnetico, mentre Gordon, a bordo dello "Yankee Clipper" in orbita lunare, fece delle fotografie multispettrali della superficie lunare. Furono lasciati anche dei sismometri che riservarono qualche sorpresa: dopo il rientro sull’Apollo 12 dell’intero equipaggio, il modulo ascendente di Intrepid fu fatto schiantare sulla Luna, e i sismometri registrarono scosse per oltre un’ora.

L'equipaggio rimase un giorno supplementare in orbita, per scattare altre fotografie, quindi Apollo 12 rientrò sulla Terra, ammarando il 24 Novembre alle 2058 GMT a circa 500 miglia ad est delle Samoa. La missione era durata 10 giorni, 4 ore, 36 minuti e 24 secondi. Conrad e Bean rimasero sulla Luna 31 ore e 31 minuti, eseguendo due EVAs: la prima di 3 ore e 56 minuti, la seconda di 3 ore e 49.










La sonda Surveyor. Sullo sfondo, il modulo lunare Intrepid.
 

 

Alan Bean lavora all'esterno del modulo lunare.







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