Apollo (15) degli scandali

Pubblicato il da Riccardo








Scott, Worden, Irwin.



Roll out di Apollo 15.







L'area dell'atterraggio in una foto Lunar Orbiter.










Apollo 15 fu la prima delle cosiddette missioni J, che prevedevano una durata maggiore sulla Luna e una aumentata cura per gli aspetti scientifici dell’attività svolta dagli astronauti. In origine, questo tipo di missione, non ancora chiamata J, che doveva essere lanciata con Apollo da 21 a 30, presumeva una permanenza di diverse settimane sulla superficie del satellite, con lancio di due vettori Saturn V, il primo dei quali, Apollo 21B, doveva trasportare una sorta di piccola stazione spaziale da mettere in orbita attorno alla Luna e alla quale avrebbe attraccato l’Apollo per trasferirvi il suo equipaggio in condizione di maggiore confort, mentre sulla Luna sarebbe sceso un modulo più grande e capace di trasportare quantità maggiori di equipaggiamento, mentre, successivamente, sarebbe scesa sulla luna una stazione vera e propria. Gli alti costi di questi progetti, e del programma Apollo in particolare, e l’aver battuto i sovietici, avevano però fatto perdere alla NASA, e, soprattutto, all’establishment politico, ogni interesse per la prosecuzione dell’avventura lunare. Già nel 1967, in effetti, le missioni “prolungate” erano praticamente sparite, comparivano solo vagamente, nella nomenclatura adottata dalla NASA in Aprile, come I e K, poi sarebbero state cancellate, anche se si era convenuto di dare un maggiore contenuto scientifico, e quindi una maggiore permanenza sula luna per le ultime tre, 18, 19 e 20, che avrebbero semplicemente fatto scendere sulla luna un modulo lunare maggiorato per permettere all’equipaggio di soggiornare fino a una settimana sulla superficie del satellite. Nel Gennaio 1970 venne cancellata la missione 20 per motivi economici (ogni missione lunare costava circa l’equivalente attuale di due-tre miliardi di dollari). Nel Settembre dello stesso anno vennero cancellati altri due ulteriori voli, cioè la missione originaria di Apollo 15, nonché Apollo 19. I rimanenti tre voli dal 16 al 18 vennero dunque rinumerati da 15 a 17, e Apollo 15 divenne dunque una missione J.

Per una migliore comprensione delle sigle usata dalla NASA, aggiungo questo breve specchietto riguardante le missioni Apollo::

A: test del modulo di comando senza equipaggio

B: test del modulo lunare senza equipaggio

C: volo umano in orbita terrestre bassa

D: volo umano con collaudo del modulo lunare in orbita terrestre bassa

E: volo umano con collaudo del modulo lunare in orbita terrestre alta

F volo umano con collaudo del modulo lunare in orbita lunare

G: sbarco sulla luna, breve durata, con una sola LEVA (Lunar EVA)

H: sbarco sulla luna, breve durata, con più LEVAs

I: missioni esclusivamente in orbita lunare con moduli modificati per creare una piccola stazione

J: sbarco sulla luna, tre-quattro giorni di permanenza, diverse LEVAs, uso di rover, pacchetto scientifico avanzato

K: missioni avanzate sulla luna, con creazione di habitat permanenti o semi-permamenti

 

Le missiomi E, I e K non furono mai volate.

 

Numerose modifiche erano state comunque apportate sia al vettore Saturn V che alla capsula Apollo nei suoi vari componenti, a partire dalle tute lunari, che permettevano una permanenza superiore delle precedenti sulla superficie lunare, oltre a movimenti prima non previsti, come sedersi o piegarsi in avanti, così come il modulo di atterraggio, nel quale i serbatoi erano stati ampliati, il motore potenziato, aggiunte altre batterie e pannelli solari per aumentare la quantità di energia a disposizione degli astronauti. I miglioramenti portarono complessivamente a un aumento della massa di circa 4000 libbre (1814 chili), facendo lievitare il modulo lunare a 36000 (16330 chili).

La novità più visibile sarebbe stata comunque l’LRV, Lunar Roving Vehicle: sviluppato dalla Boeing sulla base di un contratto del 1969, aveva una massa, a vuoto, di 460 libbre (209 chili) e poteva trasportarne 1500 (680) fra astronauti ed equipaggiamento vario; veniva trasportato esternamente al modulo lunare, e, ripiegato, occupava uno spazio di 5 piedi per 20 pollici (1,52x0,51 metri); la propulsione era assicurata da quattro motori elettrici indipendenti da un quarto di cavallo, uno per ogni ruota. Benché avesse i comandi ridondanti, solitamente era guidato dal comandante di missione, e poteva raggiungere una velocità di 8 miglia (12 chilometri) l’ora, permettendo così agli astronauti di muoversi anche a considerevole distanza dal punto di atterraggio senza correre i rischi emersi nelle precedenti missioni.


L'addestramento geologico degli astronauti fu più spinto delle missioni precedenti per sottolineare la funzione scientifica di questa missione. Apollo 15 venne lanciato il 26 Luglio 1971, 1334 GMT per entrare in orbita di parcheggio 12 minuti dopo. Compiute due orbite 
complete, venne riacceso il motore J2 del terzo stadio S-IVB per la TLI. Comandante della missione era David Randolph Scott (Gemini 8, Apollo 9), pilota del modulo di comando (radio call Endeavour, dalla nave di Cook, che i giornali americani scrissero, appunto, all’americana, Endeavor) Alfred Merrill Worden matricola dello spazio come il pilota del modulo lunare (radio call Falcon, dalla mascotte dell’Accademia aeronautica di Colorado Springs ― tutti i membri dell’equipaggio provenivano dall’US Air Force) James Benson Irwin. Il terzo stadio S-IVB fu mandato a schiantarsi sulla luna per le solite misure sismiche.


Endeavour fu anche il primo Apollo a portare il modulo strumentale SIM, Scientific Instrument Module, che comprendeva, fra le altre cose, una camera cartografica, una panoramica, diversi spettrometri, un altimetro laser e un sub satellite da rilasciare in orbita lunare.


Le camere panoramiche erano una versione modificata delle KA80A usate nei satelliti spia, 610 mm di focale a 3,5, non dissimili da quelle usate sugli U2 e sugli Habu, in grado di distinguere un oggetto di un metro di lato sulla superficie lunare. Durante la missione avrebbero raccolto 1529 foto, su quasi 2 chilometri di pellicola per un peso di 25 chili.


La camera cartografica, che lavorava associata al radar altimetrico, risolveva oggetti di 20 metri completi di altitudine con un margine di errore di 30 centimetri e altri parametri cartografici. Durante la missione riprese 2240 immagini.


Gli scienziati erano molto interessati nella ricerca dei KREEP (la pronuncia è la stessa di creep, verme, ma acronimo per Potassium, simbolo atomico K, Rare Earth Elements and Phosphorus), un tipo di roccia che era stato riportato a terra da Apollo 12 e 14, ma non da 11. Si voleva capire la sua esatta distribuzione sulla superficie lunare, e quello fu compito dei vari spettrometri imbarcati, che, rivelandone la varia distribuzione, aiutarono a chiarire alcuni interrogativi sulla formazione della luna.


Un altro obiettivo di particolare interesse, era il cratere Aristarchus. Nel 1963, Jim Greenacre vide delle luci, osservandolo, e altri astronomi confermarono la cosa in tempi diversi aprendo la porta alle ipotesi più varie, UFO compresi. Apollo 15 fu il primo veicolo pilotato a passargli sopra, ma non fu fotografato né rivelato nulla di anomalo. Naturalmente, i contattisti sostengono che le pellicole sono state ritoccate, ça va sans dire, dai cattivissimi MIBs.


Falcon rimase tre giorni sulla luna, e il suo equipaggio passò oltre diciotto ore sulla superficie del satellite, raccogliendo 77 chili di campioni. Come già successo con Apollo 14, gli astronauti ebbero difficoltà ad orizzontarsi lontano dal modulo lunare, soprattutto ora che il rover gli permetteva di spostarsi per numerosi chilometri. D’altronde, l’LRV disponeva di un’antenna ad alto guadagno che consentiva il collegamento diretto con la terra, e questo aiutò la navigazione verso gli obiettivi della missione.
Gli astronauti si diressero il cosiddetto gomito", un dirupo con una larghezza di 1 km per una profondità massima di 300 m, di chiara origine vulcanica.


Il viaggio verso la valle fu particolarmente movimentato, con solo un sesto di forza di gravità in confronto di quella sulla Terra, l’LRV provocò diversi salti ed in parte ebbe contatto con il suolo lunare per più volte su di una sola ruota. Una curiosità: durante tale missione furono pronunciate le uniche parole italiane sulla Luna. Scott, infatti, sorpreso dalla particolare lucentezza di una roccia, esclamò:"Mamma mia!". La prima EVA durò 6 ore e 32 minuti.


Al ritorno, gli astronauti montarono l’ALSEP (Apollo Lunar Surface Experiments Package), che comprendevano un sismometro passivo, un rilevatore di polvere lunare, magnetometri, spettrometri per il vento solare, quindi rientrarono sul modulo lunare dopo oltre 6 ore di attività extraveicolare.

La seconda EVA durò 7 ore e 12 minuti, la terza 4 ore e 50 minuti, quindi Falcon ritornò in orbita per ricongiungersi con l’Endeavour. Dopo che i campioni lunari raccolti (quasi 80 chili) e quelli medici (comprese le urine e le feci degli astronauti per le analisi mediche) furono trasferiti sul modulo di comando, Falcon fu fatto schiantare sulla superficie lunare, a circa 90 chilometri dal punto di atterraggio, per le solite misure sismiche.


Apollo 15 rimase in orbita attorno alla luna un’altra intera giornata, necessaria all’equipaggio per prelevare le pellicole e le altre registrazioni scientifiche dall’SIM, compito che richiese un’EVA in orbita lunare, mentre per mettere in orbita il sub satellite trasportato parimenti nell’SIM, si ricorse a bulloni esplosivi per liberare il pannello che lo copriva, poi a un meccanismo a molla per spingerlo lontano dall’Endeavour. Il satellite, destinato a studiare il campo gravitazionale e la magnetosfera della luna, era di forma esagonale, lungo 31 pollici (79 centimetri) e col lato di 14 (36 centimetri), pesava 78 libbre e mezzo (35,61 chili), e sarebbe rimasto in orbita un anno, alimentato da pannelli solari durante il giorno lunare e batterie all’argento cadmio per la notte.


Quindi, Apollo 15 riaccese il motore principale per fare ritorno verso la terra, dove sarebbe arrivato il 7 Agosto, ammarando 530 chilometri a nord di Honolulu e a dieci dalla nave incaricata del recupero, la portaelicotteri Okinava (LPH3).

























Le tracce del rover sulla superficie lunare.



Abbandonato sulla luna, al termine della missione.








Il cratere Carmichael.



Hadley Ridle.



I crateri Aristarchus ed Erodotus.



Il cratere Tsiolkovski.






Dispiegamento dell'ALSEP.





ALSEP Central Station.












Apollo 15 SIM.





 


























Worden al lavoro fuori del modulo di servizio in orbita lunare.















 











GLI SCANDALI

Tanto fu perfetta la missione dal punto di vista tecnico e scientifico, tanto pessima si dovette rivelare sul fronte delle pubbliche relazioni a causa di alcuni scandali che coinvolsero i tre membri dell’equipaggio, in particolare per degli annulli filatelici eseguiti da Scott su una serie di buste consegnateli da un collezionista americano, H. Walter Eiermann, e per le quali ricevette un compenso di 7000 dollari (Eiermann rivendette poi le 398 buste annullate da Scott sulla luna a 1500 dollari l’una). Si scoprì inoltre che Scott aveva portato con sé sulla Luna due cronometri allo scopo di valutarne la funzionalità per conto del produttore. Infine la scultura lasciata dal comandante di Apollo 15 sulla Luna, Fallen Astronaut, che doveva commemorare gli astronauti americani e i cosmonauti sovietici caduti fino a quel momento. Partita come iniziativa personale di Scott, che la commissionò allo sculture belga Paul Van Hoevdonck, divenne uno scandalo quando quest’ultimo, dopo il ritorno di Apollo 15, espose e mise in vendita le copie non autorizzate.


Come conseguenza, nessuno dei tre volò più nello spazio. Irwin date le dimissioni dalla NASA, fondò una chiesa in Colorado, la High Flight Baptist Ministry (non è riconosciuta dalla Baptist Convention americana).


Sic transit gloria mundi.






Fallen Astronauts. 

 

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