Apollo 14, si riprende da Fra Mauro

Pubblicato il da Riccardo






Roosa, Shepard, Mitchell.






La regione di Fra Mauro in alto a destra nella foto Lunar Orbiter.




L'area dell'atterraggio in un'altra foto Lunar Orbiter.





Comandante Alan Bartlett Shepard Jr. (primo astronauta americano col volo suborbitale Freedom 7), pilota del modulo di comando Stuart Allen Roosa, di quello lunare Edgar Dean Mitchell, entrambi matricole dello spazio. Destinazione lunare l’altopiano di Fra Mauro, meta originaria di Apollo 13.

Apollo 14 non partì sotto i migliori auspici, il 31 Gennaio 1971, oltre nove mesi dopo la tragedia sfiorata dell’Apollo 13: il lancio dovette essere rinviato per un fortunale (si voleva evitare che il vettore venisse colpito da fulmini, come era accaduto per Apollo 12), e, una volta in orbita, al modulo di comando (radio call Kitty Hawk) occorsero sei tentativi per riuscire ad agganciare correttamente il modulo lunare Antares. Oltre tutto, il computer di Antares, appena collegato alla navetta Kitty Hawk, cominciò a inviare il segnale ABORT, come se, in fase di discesa, vi fosse un malfunzionamento del motore. Il segnale portava al distacco dello stadio di discesa e all’accensione del motore di risalita in automatico, fatto che avrebbe costretto ad abbandonare il modulo lunare per non essere sparati fuori dell’orbita terrestre. La probabile causa era qualche granellino di polvere che mandava in corto l’interruttore del segnale, problema che fu risolto, temporaneamente, assestando un calcio al pannello di controllo, mentre i tecnici, da terra riprogrammavano il computer per escludere il contatto, riprogrammazione che dovette poi essere eseguita manualmente nel modulo lunare dal pilota Mitchell.

Ancora: durante la discesa effettiva sulla luna, il 5 Febbraio, il radar altimetrico smise di funzionare in un momento cruciale, vista la natura del terreno sul quale si andava ad atterrare, il che avrebbe portato l’automatico a ordinare l’aborto della missione. Si tentò di escludere il radar per proseguire visualmente, ma l’interruttore non funzionava, così Mitchell lo dovette strappare, letteralmente, dal quadro per bypassare i cavi di comando, mentre Shepard scendeva in visuale utilizzando il sistema inerziale per determinare la posizione approssimativa del modulo. Mitchell scoprì che il radar non funzionava per un banale fusibile, che venne sostituito freneticamente mentre Antares continuava a scendere. A meno di quindici chilometri di altezza, il radar riprese a funzionare e fu possibile terminare l’atterraggio col suo ausilio.

Una volta scesi, gli astronauti eseguirono due EVAs con l’ausilio di quello che venne battezzato “risciò lunare”, il "Modular Equipment Transporter", secondo il burocratese NASA, o MET. Con una massa di trenta libbre (13,61 chili) si riteneva ne potesse trasportare 150 (68,04 chili), ma si rivelò difficile da usare, faticoso da muovere, più impiccio che aiuto.

Uno degli obiettivi della missione, era il prelievo di campioni dal fondo di un vicino cratere, il cosiddetto Cone, distante poco più di trecento metri dal punto di atterraggio. Ma gli astronauti persero l’orientamento, nel corso della seconda EVA, e non furono in grado di raggiungerlo, benché dall’esame delle foto, i tecnici della NASA ritengono si siano avvicinati a meno di venti metri dal bordo. Questo, e le difficoltà riscontrare nell’uso dell’MET, accelerarono la necessità di disporre di un veicolo lunare, che sarebbe stato trasportato nelle successive tre missioni, il Lunar Roving Vehicle.

Gli astronauti comunque non persero il loro buon umore per quegli inconvenienti. Prima della partenza, Alan Shepard Shepard tirò fuori due palline da golf e le lanciò, utilizzando una piccola asta, per diverse centinaia di metri. Mitchell, invece, lanciò l’asta di riserva della bandiera che veniva piantata accanto al modulo lunare come un giavellotto. “Ecco le prime olimpiadi lunari”, commentò.

Il ritorno fu senza storia e l’ammarraggio avvenne il 9 Febbraio 1971 nel solito Pacifico a sud delle Samoa, dove gli astronauti furono recuperati dalla portaelicotteri New Orleans (LPH11). Portavano con sé quasi cinquanta chili di rocce lunari, e furono l’ultimo equipaggio a essere posto in quarantena al ritorno dalla luna nel timore di avere portato con sé microorganismi alieni.

Concludo con due note: gli astronauti, prima di iniziare la loro missione, compirono un breve ciclo di addestramento, un cosiddetto field training nel Nördlinger Ries in Germania. La zona è particolarmente ricca di cave e composta in gran parte da roccia del tipo Suevit. Cosi questa zona si adatta per la sua particolare similitudine con la superficie lunare dell’altopiano Fra Mauro. Come piccolo gesto di ringraziamento la NASA regalò nel 1972 alla città di Nördlingen una pietra lunare prelevata con la missione di Apollo 16. Tale pietra può essere ammirata nel museo del cratere Ries della cittadina tedesca.


Gli astronauti Mitchell e Shepard furono gli unici ad aumentare di peso durante il volo nello spazio.

 
























Le prime olimpiadi lunari.



La pietra lunare donata al museo della città tedesca di
Nördlingen.

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