Потерянная Луна (VII): N-1 vs Proton

Pubblicato il da Riccardo

Vediamo ora più in dettaglio come i sovietici speravano di poter raggiungere la Luna, tenendo presente che non esisteva un ente spaziale vero e proprio e che i vari uffici di progettazione, OKB (Опытное Конструкторское Бюро, ufficio di progettazione sperimentale), non si limitavano al solo design, ma anche alla costruzione delle componenti. Le decisioni su quale vettore dovesse essere usato — e come — venivano prese dopo la costruzione di diversi prototipi provenienti da OKB diversi, e spesso ci si basava solo sulle raccomandazioni dell’Accademia delle Scienze, dove questo o quel capo progettista avevano influenza o meno in un dato momento. Come risultato, il programma spaziale sovietico era pieno di progetti rivali e paralleli, fino a sembrare il quadro disegnato da uno schizofrenico. Cercherò di stabilire un sorta di road map, ma non sarà facile e temo che la cosa apparirà comunque confusionaria. Ne chiedo venia.


Missile N1 sul suo trasportatore


Come si è detto in precedenza, Vostok più che una capsula spaziale, era uno Sputnik con un passeggero: l'abitabilità risultava estremamente limitata, e, cosa assai mportante, non poteva manovrare in orbita, fattore, questo, ritenuto fondamentale per l'assemblaggio di un veicolo lunare, o per l'attracco a una delle tante stazioni spaziali che all'epoca uscivano quasi senza fine dai tavoli dei disegnatori.

Non è ben chiaro cosa i sovietici avessero in mente, in quel periodo. Oggi sappiamo che già nel 1958 progettavano (forse sarebbe più corretto dire: sognavano) missioni umane verso la Luna, Venere, Marte, e la fascia degli asteroidi, si pensava a mettere in orbita una prima stazione spaziale già nel 1965 e una seconda in orbita lunare per la fine del decennio, ma, incredibilmente nell’agenda non era prevista la discesa umana sulla superficie del nostro satellite.

In quest'ottica, il 23 Luglio 1960 il Cremlino richiese, ai vari OKB, lo sviluppo di una famiglia di missili in grado di lanciare satelliti civili e militari "nello spazio", termine che indicava, nei testi sovietici dell'epoca, qualsiasi cosa. Korolev propose una famiglia di missili chiamati N (Носитель, vettore) destinati, nella versione "pesante" a mandare in orbita bassa le 50 (diventate poi 200) tonnellate della prevista stazione spaziale militare (quella che gli americani, con greve sarcasmo, avevano ribattezzato "Battlestar Khrushchev") e una missione umana verso Marte, in quella "media" a competere col progetto UR200 di Chelomei per le missioni lunari, e, in quella "leggera", a sostituire gli R7 come tuttofare. E cominciò, realisticamente, a pensare alla Soyuz già allora, presentandola come "idea" assieme al progetto per la famiglia N: chiamata in origine Север, cioè Nord, a differenza della Apollo, la navetta Союз (Unione), era destinata nei pensieri del suo progettista a diventare un vero e proprio tuttofare per l'agenzia spaziale sovietica: dalla missione verso la Luna e Marte, al collegamento da e per la stazione spaziale, sia con equipaggio che senza. In questa fase, ripeto, non si pensava alla discesa sulla superficie lunare, ma solo ad orbitare attorno ad essa. E in quest'ottica, ebbe semaforo verde la proposta per una missione cislunare progettata da Celomjei, a Korolev fu richiesto, il 24 Settembre 1962, di concentrarsi sull'N1 inteso esclusivamente come vettore. Il primo lancio era ora previsto all'inizio del 1965.

 




















Due immagini della cosiddetta
"Battlestar Khrushchev"




Due missili N-1 sulla rampa, a Baikonur

Il 13 Maggio 1961, nel corso di una visita all’OKB52, Kruscioff incaricò Celomjei di costruire "la risposta socialista" alle intenzioni americane, chiare anche se non ancora annunciate (lo avrebbe fatto il Presidente Kennedy 12 giorno dopo), di raggiungere la Luna. Nacque così quello che verrà in seguito siglato LK (non è chiaro il significato della sigla, forse Лунный Корабль, navetta, capsula lunare), ma che nei documenti sovietici dell’epoca viene indicato semplicemente come Космоплан (oppure Ракетоплан) Челомея: cosmoplano/razzoplano, di Celomjei (Челомея è il genitivo di Челомей, Celomjei).

Ma Korolev continuava a pensare alla Luna. E il 10 Marzo 1962, mise nero su bianco i dettagli della missione che aveva in mente, in un memorandum intitolato "Complesso per l'assemblaggio di veicoli spaziali in orbita", dove descriveva il lancio di sei vettori R7 modificati, che avrebbero piazzato in orbita bassa una capsula con tre uomini di equipaggio, un modulo abitabile, un modulo di servizio per la spinta translunare (TLI, Trans Lunar Injection), un serbatoio di carburante e un veicolo di discesa lunare in due parti. Il tutto doveva essere assemblato in orbita bassa per poi essere lanciato verso la Luna. Non si sa per quale motivo fosse avvenuta questa trasformazione nel pensiero di Korolev, se non proprio nelle direttive sovietiche che non avevano ancora abbandonato il progetto cislunare di Celomjei, ma è probabile che in ciò avesse influito le dichiarazioni del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, che chiedeva alla NASA di far atterrare l’uomo sulla Luna prima della fine del decennio: differentemente da Kruscioff, che si accontentava di sorvolare la Luna prima dell’atterraggio americano, Korolev invece studiava come precedere la NASA, scendendo sul satellite, e non solo orbitandovi attorno.



Comparazione in scala fra vettori: Saturn V (a sinistra) ed N-1. Sotto: un' altro progetto "Battlestar"








Uomo pragmatico ed intelligente, Korolev si rese ben presto conto che il suo progetto era troppo complicato, bastava un’avaria a uno dei vettori e l’intera missione sarebbe abortita. Si impegnò quindi a studiare qualcosa di più solido, mentre i militari delle Forze Missilistiche Strategiche, a cui faceva capo il controllo dei finanziamenti del programma spaziale, erano riluttanti a dare il proprio appoggio ad un programma come quello lunare, che aveva poca o nessuna ricaduta pratica nei settori di loro più diretto interesse. Preferivano invece supportare lo sviluppo degli ICBMs, i missili balistici intercontinentali. Da questo punto di vista risultava sicuramente più favorito Chelomei, per i suoi precedenti lavori nel campo dei missili cruise, e ne approfittò per “raccomandare” (fare lobbying, si direbbe in inglese), il proprio progetto lunare, che era oltre tutto favorito dal Cremlino.


A destra: il vettore Proton

Venne così tracciato a grandi linee, dal precedente N, l'N1 per il cui progetto, Korolev partì però da un disegno appena abbozzato nel 1958 e la cui paternità non è ben chiara, anche se forse era sua, quello di un supermissile (termine col quale ancor oggi viene designato nei documenti russi) della massa totale al lancio di circa duemila tonnellate metriche, con un primo stadio propulso da una batteria di 66 motori Kuznetov NK9, e il secondo, vero core del sistema, spinto da un motore nucleare (un reattore che accelerava ammoniaca) che gli permetteva di collocare un carico utile di 150-200 tonnellate in orbita bassa. Non è chiaro per quale motivo questo progetto non andò avanti, anche se, col senno del poi, appare evidente che a fermare la realizzazione del gigante furono non tanto considerazioni di sicurezza (i sovietici, all’epoca, non avevano molto a cuore questo aspetto), ma problemi di tipo tecnico legati all’assoluta inaffidabilità dei propulsori Kuznetsov (l’OKB276, era specializzato in motori per jet militari, aveva una limitatissima esperienza in campo missilistico), ma la sua struttura venne riportata a grandi linee in quella dell’N1. E, per aggirare le prevedibili riserve dei militari, Korolev propose il suo N1 come super ICBM, in grado di portare, grazie al suo carico utile fino a 17 nuove bombe all’idrogeno da 25 megatons del tipo realizzato a Chelyabinsk-70: si poteva, teoricamente, distruggere l’intera East Coast e gran parte del Middle West con un solo lancio. Non è dato sapere se l’Armata Rossa abboccò all’amo, comunque, nel 1962 il progetto per il nuovo missile fu approvato, pur non avendo ancora una missione ben definita: le superbombe nucleari si erano rivelate infatti assai complesse da maneggiare e dal problematico funzionamento, tanto che, a parte il test propagandistico della cosiddetta Zar, non se ne sentì più parlare.

È incerto, quindi, se l'N del 1959 e l'N1 successivo fossero la stessa creatura, alcune fonti lo sostengono, mostrando disegni dell’epoca, che però valgono solo come curiosità, in quanto nel 1959, la proposta di Korolev alla richiesta del Cremlino era poco più di un pour parler, nemmeno abbozzato come schizzo in qualche taccuino. Pare che l'N1, in origine, dovesse chiamarsi Раскат (Rombo), e, in Occidente, per lunghi anni, fu chiamato NL15, talvolta G1 oppure G1E, anche se nessuno pare sapere più per quale motivo furono assegnate queste sigle.

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